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In fuga dal Gambia, sentirsi a casa grazie a musica e pallone

Cronaca

In fuga dal Gambia, sentirsi a casa grazie a musica e pallone

Seedou compie 25 anni a maggio e scappa dal Gambia. Stato più piccolo dell’Africa, “Repubblica islamica” con meno di 2 milioni di abitanti. Timido, sorridente, Seedou risiede dall’ottobre 2014 a Maria Bambina ed ha ottenuto (primo e per ora unico tra i suoi compagni, anche connazionali) lo status di rifugiato politico. Significa il riconoscimento che, se non fosse fuggito da casa, sarebbe stato in pericolo di vita. Meglio evitare di scrivere il cognome, la sua città di origine e usare una foto che lo renda riconoscibile.

Seedou, da cosa è scappato?
Dalla dittatura. In Gambia, da 20 anni circa, abbiamo il presidente Yahya Jammeh che ha instaurato un regime dittatoriale e ha diffuso il terrore. La situazione è molto difficile perché non c’è libertà. La gente ha paura di parlare e di esprimere liberamente il proprio pensiero, tutti devono fare quello che decide il presidente e chi si oppone viene condannato duramente.

Riesce a restare aggiornato sulla vita nella sua città di origine?
È difficile, per noi che viviamo lontani dal nostro Paese, capire cosa stia realmente accadendo in questo periodo. Anche i nostri familiari non parlano telefonicamente di ciò che accade per timore di ripercussioni.

Di cosa si occupava, in Gambia?
Lavoravo, ho fatto diverse attività: addetto alla sicurezza, addetto alle pulizie, muratore.

Cosa ha trovato appena arrivato in Italia?
Dei soccorritori che mi hanno salvato e portato in un campo a Siracusa con altre centinaia di persone. Lì sono rimasto cinque giorni tra dottori e soldati, poi ci hanno caricato su un aereo per essere trasferiti. Non capivo bene dove mi stessero portando, avevo paura che mi stessero riportando in Africa. Avevo paura anche dei soldati che circolavano nel campo perché non sapevo quali intenzioni avessero. Una volta atterrato mi sono reso conto di essere rimasto in Italia. Era difficile capire cosa mi stesse capitando in quei giorni, mi sentivo sballottato da una parte all’altra, finché sono arrivato a Brugherio.

Come è stato l’impatto con la nostra città?
Brugherio è il paese che mi accolto ed in cui ho trovato una “casa” e un po’ di calore. Qui sto cercando di iniziare una nuova vita: Brugherio è il paese natale di questa mia nuova vita! In città ho imparato le prime parole di italiano, ho conosciuto nuovi amici, ho ritrovato un pallone da calciare…

Quali luoghi le piacciono o frequenta della città?
I luoghi che amo di più sono il parco Increa, il campo di calcio, la Biblioteca e anche il mercato.

Come rimane in contatto con i suoi familiari?
Cerco in tutti i modi di mantenere i contatti con la mia famiglia, sento i miei fratelli ogni giorno perché mi mancano molto… Sono la cosa che mi manca di più della mia terra e il cellulare è l’unico filo che ci lega.

Che preoccupazioni ha per il suo futuro? Dove si immagina tra qualche anno?
Sono tante le preoccupazioni per il mio futuro: dove andrò quando dovrò lasciare la casa di via De Gasperi? Avrò trovato un lavoro? Potrò pagarmi da mangiare e un letto dove dormire? Cerco di vivere giorno per giorno in attesa di ciò che mi accadrà domani con mille paure ed altrettante speranze. Tra qualche anno mi immagino padre di famiglia, con dei figli a cui badare ed un lavoro che mi permetta di vivere serenamente.

A Brugherio si è mai sentito vittima di razzismo? E, al contrario, accolto?
No, mai vittima di razzismo. Mi sono sentito accolto in particolar modo durante la Festa dei popoli e durante la giornata dell’Epifania. Lì mi sono sentito parte di questa comunità.

È riuscito in questi mesi a stringere legami con qualcuno in città?
Sì e sono la cosa più preziosa che ho ricevuto.

Lei sta studiando l’italiano, come gli altri richiedenti asilo: com’è?
È difficilissimo, lo sto ancora imparando! Sto cercando di fare del mio meglio ma è molto diverso dal mio Mandinka…

Suonerà con il suo gruppo alla Festa dei popoli
Come gli altri richiedenti asilo, Seedou ha seguito corsi di italiano a Monza ed è stato supportato nell’apprendimento della lingua anche da alcuni volontari brugheresi.
Ha sottoscritto il “Patto con il Comune” per darsi da fare in lavori di utilità, ma non ne ha potuti finora realizzare a causa di un problema di salute.
Si è allenato con una squadra di calcio della città (per poi interrompere l’esperienza per lo stesso motivo).
Ha avviato, insieme ad altri otto richiedenti asilo, un percorso di integrazione che attraverso la musicoterapia ha permesso loro di dar voce e rielaborare positivamente le esperienze traumatiche, risvegliando il desiderio di relazioni anche nel territorio di Brugherio. È così nato un piccolo gruppo di musicisti italiani ed africani che si incontrano per fare musica e suoneranno alla Festa dei popoli.

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