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Milan e Brugherio: la storia dei Caini Edilnord tra Curva Sud e Fossa dei Leoni

Milan caini Edilnord
La bandiera dei "Caini Edilnord"

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Milan e Brugherio: la storia dei Caini Edilnord tra Curva Sud e Fossa dei Leoni

Il legame tra Milan e Brugherio si è dimostrato molto profondo, a livello di tifoseria organizzata. È successo molto spesso sulle nostre pagine di parlare del filo rosso (e nero) che lega la Curva Sud al nostro territorio e nonostante oggi non vi sia un Milan Club attivo, se si torna indietro negli anni, le radici dell’amore per i colori rossoneri affondano e si diramano lungo tutto il perimetro della città. Tra l’inizio degli anni Settanta e l’inizio degli anni Duemila, una quindicina di “pazienti” con la malattia del Milan, hanno rappresentato un nucleo magari non così numeroso ma comunque importante, angolare, nella composizione della Fossa dei Leoni, oggi confluita nel gruppo Curva Sud Milano. Di questo gruppo abbiamo incontrato tre reduci, che oggi non frequentano più lo stadio ma restano appassionati: Alberto e Paolo Pini, e Doriano Albieri.

Dai binari del “Gamba de Legn” a San Siro: nascono i Caini Edilnord

I “Caini Edilnord”, questo il nome del gruppo, prendevano il tram, il famoso e probabilmente rimpianto “Gamba de Legn” che partiva da Vimercate e giungeva a Milano, percorrendo i binari che si snodavano lungo il nastro di asfalto che oggi è rappresentato dalla pista ciclabile che termina a Cologno Sud. «Eravamo riconosciuti all’interno della Fossa – rivela Alberto – quando il Barone (Giancarlo Capelli, per molti anni capo degli ultrà rossoneri, ndr) ci vedeva arrivare esclamava: è arrivata Brugherio!»

L’amicizia tra il Barone e Alberto Pini si è protratta per anni, tanto che hanno trascorso anche le vacanze insieme, al lago di Garda, a Gargnano dove risiedevano i genitori del capo ultrà. Insieme hanno vissuto dagli spalti tante partite, moltissime trasferte e ammette Pini, anche qualche rissa con i tifosi avversari, peccato caduto ormai in prescrizione. «Una volta, lasciando Cagliari, dopo una partita in esterna, il Barone rimase accidentalmente giù dal traghetto. Per nascondersi dai tifosi di casa, rimase sdraiato sotto un’auto parcheggiata per dodici ore».

Le bandiere leggendarie e il maxi striscione all’Edilnord

Alberto è famoso tra i supporter del Milan anche per un’altra caratteristica: ha realizzato alcune delle più celebri bandiere sventolate in curva. Rivela di non avere mai contato il numero di vessilli e stendardi creati ma anche oggi, sebbene non frequenti più il Meazza, non manca di realizzare alcuni striscioni e bandiere, mostrandoci con orgoglio i suoi ultimi due lavori, risalenti all’anno 2023. Tra i lavori più noti spiccano un bandierone degli anni ’80/’90 con il logo dei Pink Floyd (poi andato distrutto) e un mega striscione da 60 metri quadrati, appeso con cavi d’acciaio all’Edilnord, tra le residenze Portici 3 e Cedri, per festeggiare la Coppa dei Campioni vinta nel 1989.

Oltre alle gioie, in tutti gli anni di fedeltà ai colori rossoneri, non sono mancate le amarezze. In particolare, ricorda con dolore la prima “Fatal Verona”, quella del 1973, quando all’ultima giornata di campionato il Milan capolista, reduce dalla vittoriosa finale di Coppa delle Coppe, perse contro il Verona per 5-3 venendo scavalcato dalla Juventus.

Oggi Alberto nel suo laboratorio di Via Guzzina, proprio a due passi dall’Edilnord, realizza e posa in opera moquette e tappeti lavorando anche per grandi marchi del lusso e della moda. Il laboratorio è un piccolo santuario di cimeli e ricordi di un Milan di altri tempi. I fratelli Pini sono un po’ in apprensione perché dovrebbero lasciare i locali che hanno ospitato per tanti anni la loro attività, avendo ricevuto lo sfratto. Ci auguriamo che tutto si possa risolvere e che le parti possano trovare un accomodamento.

La bottega dei ricordi in via Guzzina e le sfide di oggi

Oltre alla passione per il Milan, Alberto, oggi settantenne, è stato un formidabile sportivo amatoriale. Dopo aver gareggiato nella corsa, si è dedicato al kayak, allenandosi controcorrente sull’Adda, e discendendo lungo l’Adige, arrivando a percorrere 400 km in 10 giorni. Ci congediamo salutando Alberto, Paolo e Doriano brindando al Milan, che oggi più che mai ha bisogno di sostegno, con l’immancabile foglietta di vino bianco sfuso, rituale inscalfibile quando si apparecchia e ci si siede attorno al tavolo dei ricordi. Anche il tifo, al pari del calcio, probabilmente non è più quello di una volta.

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