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Benvenuto don Levi Spadotto, da Haiti a Sant’Albino: «Non resterò fermo in sacrestia»

Don Levi Spadotto ad Haiti (foto da chiesadimiliano.it)
Don Levi Spadotto ad Haiti (foto da chiesadimiliano.it)

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Benvenuto don Levi Spadotto, da Haiti a Sant’Albino: «Non resterò fermo in sacrestia»

Inizierà il suo ministero il primo marzo don Levi Spadotto, il nuovo parroco di San Damiano e Sant’Albino, per la parrocchia di Santa Maria Nascente e San Carlo. Classe 1958, missionario e un sorriso buono sempre stampato sul volto: troppo poco per descrivere il sacerdote, originario del varesotto, che ha trascorso gli ultimi otto anni nella povertà rurale di Haiti, aiutando la formazione dei preti locali come fidei donum, per un’esperienza di condivisione e scambio pastorale tra la Diocesi di Milano e la locale Chiesa diocesana di Port-de-Paix.

Ci racconti del suo periodo di missione di Haiti
Avevo l’incarico di fondare una nuova parrocchia in una zona molto povera ed estesa intorno al piccolo centro abitato chiamato Ka-Philippe, nel nord-ovest che è la zona più povera e meno sviluppata dell’isola. La mia presenza lì voleva essere un segno di amore e di speranza nel nome di Gesù, un modo per dire a quel popolo che non è solo nell’affrontare il proprio cammino verso una vita migliore.

Brugherio sarà il suo ritorno alla vita pastorale quindi.
Sì, riprenderò il ministero dopo quattro mesi di riposo. C’è tanto lavoro da fare, e sono contento di potermi nuovamente mettere in gioco. Non è però la mia prima esperienza in un contesto del genere. Prima di andare in missione ad Haiti sono stato a Desio, vicino a Rozzano, a Trezzano sul Naviglio e per anni a Melzo.

Cosa porta con sé dell’esperienza di Haiti?
Del mio operato come missionario mi porto dentro una ricchezza di fede che sicuramente ha cambiato anche il mio modo di vedere il mondo e il mio sacerdozio. La differenza è grande, però sono sempre rimasto diocesano nel mio cuore e sapevo che quell’esperienza avrebbe avuto termine, per cui ho imparato il più possibile, come il rapporto con i laici, l’attenzione a tutte le persone. Naturalmente provo un po’ di nostalgia, ecco perché mi sto dando da fare per continuare a sostenere la comunità haitiana attraverso raccolte fondi e aiuti. Il pensiero di poter essere ancora un supporto per quell’isola mi rincuora.

Come le sembra la nuova parrocchia?
Ho visitato i due quartieri per la prima volta mercoledì; insieme al parroco sono entrato nella chiesa che mi ospiterà e ho visto la struttura dove abiterò. Io riparto da zero, senza nulla con me, ma ho trovato già tutto predisposto. Sto già però iniziando ad apprezzare questa nuova realtà, soprattutto perché ci sarà un grande e stimolante lavoro da fare, quello di unificazione di tutta una parte della comunità già organizzata, “veterana”, e un’altra parte della popolazione “nuova”. San Damiano e Sant’Albino si stanno ancora espandendo, pertanto ci saranno nuovi parrocchiani, famiglie. Lo spirito della pastorale, del resto, è anche quello dell’accoglienza, dell’incontro: non sarò un sacerdote che sta fermo in sacrestia; voglio vedere, visitare, incontrare gente, e continuare la sinergia con le realtà solidali presenti sul territorio.

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