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Alla Leonardo il prof per un giorno è il rapper Delfo

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Alla Leonardo il prof per un giorno è il rapper Delfo

L’impressione è che Delfo avesse una gran voglia di cantare. Dopo oltre un anno di concerti saltati a causa del Coronavirus, si è esibito martedì nella palestra della scuola secondaria Leonardo. Non è stato però un concerto: il rapper Delfo era infatti invitato a confrontarsi con gli studenti sul tema del bullismo e del cyberbullismo, in occasione del Safer internet day. Un incontro preparato nelle settimane precedenti, con gli studenti che hanno analizzato i testi di alcune sue canzoni nell’ottica del rispetto degli altri, della tolleranza, del contrasto al bullismo.

E però Delfo, classe 1987, all’anagrafe Valerio Del Frate, non si è presentato a mani vuote e ha regalato ai ragazzi tre pezzi, cantati dal vivo (con tutti ben distanziati e protetti, in 3 turni per evitare assembramenti) accompagnato dal suo dj che per l’occasione ha allestito un piccolo impianto da concerto nella palestra. Spenta la musica, con il coordinamento della prof. Ilaria Tameni, Delfo ha risposto alle domande dei ragazzi raccontando la sua storia, la scelta di dare contenuti, oltre che rime, alle sue canzoni. E un’infanzia dove, se non ha subito bullismo fisico, ha sofferto la presa in giro, l’emarginazione di non essere tra i più popolari, di non avere lo status sociale economico di altri, come canta in “Bilocale senza la TV” (1 milione e mezzo di ascolti su Spotify).

«Sono contento di essere qui a scuola – ha detto – per questa bella iniziativa sociale. Parliamo di musica, bullismo e cyberbullismo, un tema molto delicato che mi tocca, avendo scritto molte canzoni che toccano questi argomenti».

Ha iniziato a scrivere canzoni, rap, ma anche più melodiche, «seguendo la passione per questa musica. Un giorno ero al mare, in casa, pioveva e mi annoiavo. Ho provato a riscrivere le parole di una canzone famosa e da lì è partito tutto, mi sono appassionato sempre di più, ho fatto tutta la gavetta fino ad arrivare a pubblicare canzoni mie». Va molto di moda tra i giovani da diversi anni la musica trap (un genere di hip hop), con testi espliciti e spesso dai contenuti violenti. «Io ho scelto un’altra strada – afferma Delfo –, cioè portare contenuti importanti nelle canzoni, diversamente da tanti colleghi che magari trattano argomenti più futili». Anche se, ammette, «magari mi ha complicato la carriera, perché è più facile arrivare usando i soliti cliché».

Che responsabilità hanno i cantanti nei confronti dei ragazzi? «Ne hanno – è la risposta di Delfo, ma attenzione: penso che non sia colpa degli artisti se il mondo va male. I genitori devono spiegare ai figli che ascoltare una canzone è un po’ come guardare un film. Ad esempio, se guardi un film di mafia, non pensi mai che l’attore sia un mafioso, oppure che è giusto fare ciò che si vede nel film…».

Delfo ha scelto di incontrare i ragazzi perché, lo si vedeva nei loro occhi, l’attenzione che gli hanno dedicato è diversa da quella che dedicano a genitori e professori: «Il mondo è cambiato – conclude – ed è giusto dare ai giovani anche figure educative ulteriori che li aiutino a una corretta chiave di lettura della musica».

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