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La difesa della vita nelle parole del Papa

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La difesa della vita nelle parole del Papa

foto da flickr Quinn Dombrowski

“…Ogni bambino sta da sempre nel cuore di Dio e nel momento in cui viene concepito si compie il sogno eterno del Creatore. Pensiamo quanto vale l’embrione dall’istante in cui è concepito! Bisogna guardarlo con lo stesso sguardo d’amore del Padre, che vede oltre ogni apparenza…(168)”…È così grande il valore di una vita umana, ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita,che è un fine in se stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano… (83). Così scrive papa Francesco nell’esortazione “Amoris laetitia”. È un modo di guardare le persone molto diverso dal pensiero oggi più diffuso. Lo stesso Francesco, nell’omelia in Santa Marta dello scorso 12 aprile ricordava che è in atto una forma di “persecuzione educata” che si presenta travestita di cultura, modernità, progresso… Le sue armi sono leggi che obbligano ad andare su questa strada contro le proprie radicate convinzioni, al punto che una nazione che non segue queste leggi o che non vuole averle nella sua legislazione, viene accusata e perseguitata educatamente fino al punto che si toglie all’uomo la libertà, anche dell’obiezione di coscienza”. Ci sono per fortuna sempre storie che indicano la possibilità di non adeguarsi al pensiero dominante. Un esempio sono le storie e le parole di medici che scelgono l’obiezione di coscienza. L’inserto “È vita” del 21 aprile scorso, su “Avvenire”, riporta la testimonianza di Letizia Bevilacqua,che lavora presso l’ospedale di Senigallia. Fino a 34 anni è stata un medico non obiettore, poi ha fatto la scelta di non praticare più aborti. “…La mia non è stata una decisione dettata da motivi religiosi: il mio punto di vista è quello laico di donna, madre, medico… Il matrimonio, il mio diventare madre ha cambiato tutta la prospettiva. Mi ha dato fiducia nel mondo e nella vita, e poi c’era l’esempio che volevo dare a mia figlia… Ho deciso che non mi sarei più occupata di aborti perchè avrei contraddetto la mia legge interna… l’obiezione non è solo un principio etico a sfondo religioso, ma è un valore universale…”. Nella riflessione che riguarda la bioetica, oltre a guardare ai problemi che si presentano di volta in volta, spesso viene messa in discussione la stessa idea di modernità e di progresso. Mario Tronti è un senatore del partito democratico, filosofo, militante politico dai tempi del PCI ed è stato uno dei teorici dell’operaismo. Dal 2011 ha segnalato “l’emergenza antropologica” che si sta presentando. In una intervista ad “Avvenire” del 20 aprile scorso dice, fra l’altro: ”…La vita è sempre più affidata al dominio delle tecnoscienze… Si afferma un senso di onnipotenza che impedisce di riconoscere e di rispettare qualsiasi limite… La convinzione che si sta diffondendo è che, in presenza di una strumentazione tecnica adeguata, nulla è impossibile e tutto diventa lecito… Prevale su tutto l’illusione che essere progressisti significhi essere sempre e comunque più avanti. Una convinzione abbastanza ingenua, per cui oggi è meglio di ieri e domani sarà meglio ancora”. Alla domanda “Qual è secondo lei la chiave di volta del processo?” ha risposto: “L’individualismo, che ormai ha sbaragliato anche il campo di quanti dovrebbero opporsi a ogni forma di sfruttamento, a ogni imposizione del mercato, alla crescente artificializzazione della vita… “.
“Ogni bambino sta da sempre nel cuore di Dio e nel momento in cui viene concepito si compie il sogno eterno del Creatore. Pensiamo quanto vale l’embrione dall’istante in cui è concepito! Bisogna guardarlo con lo stesso sguardo d’amore del Padre, che vede oltre ogni apparenza..”. Imparare a guardare ogni essere umano con lo sguardo di Dio ci chiede di non piegarci mai alla “persecuzione educata” fatta in nome della modernità e del progresso. Non solo: ci presenta la possibilità di uno”sguardo nuovo” che permette di mettere in discussione l’idea stessa di progresso.
La storia e l’evoluzione sono nelle nostre mani,dobbiamo decidere quale direzione prendere: accettare il dominio assoluto della tecnica e del mercato, oppure metterlo in discussione completamente e costruire un futuro che metta al primo posto l’ accoglienza e le relazioni positive tra le persone.

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