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La vita dura della strada nel centro accoglienza per senzatetto della Cri

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La vita dura della strada nel centro accoglienza per senzatetto della Cri

Il soggiorno del centro di accoglienza per senza tetto

Il centro di accoglienza notturna per senza tetto gestito dalla Croce rossa (Cri) brugherese si trova nel quartiere Ovest. Due stanze, un bagno, un ampio soggiorno con cucina. Un Rifugio per l’emergenza freddo, da dicembre a marzo. Quattro posti letto che all’occorrenza possono diventare cinque.
Tanti quanti sono gli homeless a Brugherio: quattro italiani e uno di origine nordafricana. «Almeno, quelli conosciuti dai servizi sociali – spiega la responsabile del servizio Luisa Sala -. Ce ne sono anche altri, che però non vogliono essere identificati».

Sono ammessi solo i residenti in città. «È inevitabile porre un limite – spiega – perché la Asl ha concesso l’abitabilità in questi locali solo per 5 persone, non di più. Per aumentare il numero ci vorrebbe un altro bagno, altre stanze… Ci spiace, ma se non ci fosse un criterio troveremmo la coda al cancello, in particolare dalla settimana prossima quando le analoghe strutture monzesi chiuderanno. Vogliamo garantire un ambiente dignitoso alle persone, non un dormitorio sovraffollato».

 

Luisa Sala, responsabile del Centro di accoglienza

L’impegno della Croce Rossa. I senza tetto non trovano solo una stufa ad attenderli nell’appartamento. Un gruppo di una quindicina di volontari Cri, a rotazione, fa loro compagnia durante le serate (oltre ai tanti che si occupano della manutenzione dell’appartamento, dell’esterno, ecc). Cena insieme, caffè, poi ci si siede sul divano a guardare la tv o a chiacchierare.

Quando il clima si fa più intimo qualcuno parla di sé. Storie della strada, storie di povertà, di solitudine. Spesso con un denominatore comune, spiega Sala: «La perdita del lavoro che incrina i rapporti familiari. A cui fa seguito la rottura definitiva con i parenti, la perdita dei punti di riferimento nella società. Dopo tanto tempo sulla strada è difficile mantenere l’equilibrio».

Dal divorzio alla strada
La vita di strada non piace agli ospiti del Rifugio. «Non esistono più i “clochard” da letteratura, che vogliono vivere senza radici e senza legami», spiega Luisa Sala. «Chi è sulla strada oggi non l’ha scelto. Spesso proviene da situazioni di disagio, ma ultimamente vediamo riproporsi alcuni modelli».

Se qualche tempo fa la maggior parte dei senza tetto era straniera, spiega Sala, «oggi sono moltissimi gli uomini italiani. Il triste percorso inizia con la perdita del lavoro. Ne deriva la perdita della dignità familiare, il non poter più mantenere la famiglia. Questo distrugge i rapporti, lacera le coppie. Così l’uomo per la vergogna se ne va di casa, senza lavoro e senza soldi. C’è qualcuno che vive nella miseria perché manda a casa il poco che guadagna, non tiene niente per sé».

La Cri li avvicina e cerca di riportarli nella società. «È più facile per chi è da poco sulla strada. Dopo mesi o anni si fanno esperienze per cui è difficilissimo tornare indietro. Nascono dipendenze, spesso dall’alcool. Una scorciatoia per scaldarsi e addormentarsi quando si ha la pancia vuota».

L’alcolismo è un problema che affligge tanti, ma Sala assicura che «nessuno è mai arrivato ubriaco al Rifugio. Significa che se una persona ha una certezza di accoglienza sui cui può fondare una speranza, riesce a rimettere in ordine alcune cose della sua vita».

Ampio servizio sul settimanale NoiBrugherio di sabato 9 marzo. Clicca qui per i punti di distribuzione del giornale.

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