Indimenticabile Andrea Mandelli, a 28 anni dalla morte un libro con prefazione del cardinale Scola

Esce nelle librerie con la prefazione del cardinale Scola, “Ti regalo la mia molla”, storia di Andrea Mandelli, giovane brugherese scomparso quasi trent’anni fa a seguito di una grave malattia (Itaca edizioni, 13 euro).

È già disponibile anche nelle librerie Amicolibro di via Italia e Parole Nuove al Centro commerciale Kennedy.

Quarto di sette fratelli, appassionato della vita e amico generoso, Andrea visse la sua esistenza alla luce della fede e dell’incontro con Gesù, diventando per chiunque lo incontrasse testimone luminoso di una pienezza di vita e di una felicità capaci di farsi strada anche nella sofferenza.

 

Andrea, durante la sua malattia, rende visibile agli occhi di tutti – parenti, amici, compagni di scuola, professori – il realizzarsi del desiderio che, senza mezzi termini, aveva manifestato: diventare santo. (dall’introduzione del cardinale Angelo Scola al libro “Ti regalo la mia molla”)

 

Abbiamo intervistato Giovanna Falcon, autrice del libro.

 

Come è entrata in contatto con la storia di Andrea Mandelli?
Ho conosciuto Sofia e Antonio Mandelli nel 1990, proprio quando Andrea era già gravemente ammalato e poi morì. Perciò, pur non avendo incontrato Andrea di persona, posso dire di aver iniziato a conoscerlo attraverso i suoi genitori e coloro che nel tempo continuarono a parlarne.

Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
La vita e la morte di Andrea a quel tempo colpì un’incredibile folla di persone, innanzitutto la comunità parrocchiale di San Paolo, poi i suoi amici e compagni di scuola, i suoi professori e molte altre persone, di ogni età, che lo conobbero e lo amarono anche solo per sentito dire. Sofia ed Antonio dopo la morte di Andrea furono chiamati molte volte in varie realtà – educative, religiose e non -, a raccontare la loro esperienza di genitori colpiti da un lutto così grave, eppure, come appariva visibilmente ai più, testimoni di una fede che aveva dell’incredibile. Dopo aver terminato uno di questi incontri, Sofia dimenticò in quel luogo tutti i documenti riguardanti Andrea, che aveva portato con sé – suoi scritti, lettere, testimonianze, fotografie – . Malgrado le ricerche che seguirono, se ne persero le tracce.

E poi, cosa accadde?
Mio marito ed io, pur non avendo più con i Mandelli la frequentazione di un tempo, mantenevamo un rapporto di amicizia, reso più forte da ciò che era accaduto. Avevamo perciò parlato della possibilità di scrivere un libro su Andrea, ma senza documenti era impossibile. Nel 2012 ricevetti una telefonata di Antonio che mi comunicava che i documenti erano stati ritrovati e mi chiedeva se ero disponibile a scrivere un libro. Avevo da pochi giorni iniziato a lavorare come Coordinatrice alla scuola Piergiorgio Frassati di Seveso e gli dissi subito che era impossibile, perché non ne avrei avuto il tempo. Ma con una certa delicata fermezza e soprattutto senza alcuna ansia mi disse che non c’era fretta e che Andrea aveva aspettato così tanti anni che senz’altro poteva aspettare ancora un po’. Così dovetti cedere, nel tempo a seguire ripetendo più volte ad Antonio che non riuscivo a fare nulla. La sua tranquilla serenità nell’attendere mi conquistava sempre. Terminato il mio incarico, ebbe inizio ciò che io chiamo “il mio viaggio”.

Che cosa l’ha colpita della storia di Andrea?
Raccogliendo le testimonianze di decine di persone, sono molti gli aspetti della vita di Andrea che mi hanno colpito: la passione gioiosa e trascinante con cui viveva ogni cosa, l’amicizia accogliente e totale che riversava su chiunque incontrava, posando su ciascuno il suo sguardo profondamente buono. Eppure sapeva giudicare le situazioni, non è che gli andasse tutto bene, ma anche i suoi giudizi erano pieni di amore e suscitavano negli altri riflessione e mai risentimento. Questo non gli derivava da un benevolo temperamento, ma dal fatto che aveva incontrato Gesù, attraverso i volti delle persone attorno a lui . Aveva una capacità di comunicare la sua fede, non attraverso meditazioni teologiche, non con astratti ragionamenti atti a convincere, non con moralistiche parole, ma con il suo essere. Come dice una sua cara “vecchia” amica “lui era imponente”.

Poi arrivò la malattia.
La malattia fu il coronamento di tutto questo. Ho visto attraverso i suoi testimoni ciò che loro videro e ancora oggi vedono: un giovane uomo che giocò tutta la sua libertà nell’amare Gesù, sapendo di essere da Lui amato, anche nella malattia. Questa corrispondenza tra Andrea e il Signore è qualcosa che non potremo mai comprendere fino in fondo – la conoscono solo loro due . Certo è che per Andrea fu una vita compiutamente realizzata e lieta e che noi abbiamo la grazia di vederne i frutti, che resistono, senza che i più di 27 anni dalla morte li abbiano cancellati o soffocati.
Quando era in ospedale esprimeva il desiderio che anche chi non credeva in Dio potesse prima o poi incontrarLo, in modo che tutti potessero essere felici nella vita come lo era lui. Fino all’ultimo istante visse pienamente: la vita familiare, lo studio, che all’inizio della sua giovinezza detestava, il coro parrocchiale, le scalate in montagna, le sciate, le pizze in ospedale con gli amici che a frotte andavano a trovarlo, gli incontri in GS, le iniziative dell’istituto Sacro Cuore, che frequentava al liceo scientifico. In una parola tutto. La vita di Andrea mi interpella, è una vita che desidero vivere anch’io, come intensità e ricchezza.

Come la realtà di Brugherio ha influito sulla vita di Andrea?
Non conosco direttamente la realtà della Brugherio di oggi, se non attraverso gli amici che ci vivono. Certamente la realtà di Brugherio, in particolare della comunità di San Paolo, ebbe un ruolo molto importante per Andrea. L’esperienza di fede, che poi abbracciò con tanta potenza in modo libero e personale, crebbe in un terreno fecondo. Era una vita comunitaria di condivisione vissuta, aperta a tutti, che dava senso e pienezza. Attraverso l’allora parroco don Gianni Calchi Novati, don Pietro Spreafico, don Gabriele Mangiarotti e l’esperienza di Gioventù Studentesca, Andrea imparò la bellezza della fede e sperimentò la letizia che ne poteva derivare, non in cose straordinarie ma nell’ ordinario divenire di ogni giorno. Dapprima come un’ipotesi , ricevuta dai suoi genitori, di significato della vita e , man mano che cresceva, come una certezza conquistata.

Qual è l’eredità che Andrea ha lasciato? Cosa può dire ad un giovane di oggi la sua vicenda?
Andrea non ha solo lasciato una grande eredità proveniente dal passato. Per chi crede, poiché c’è la Comunione dei Santi, Andrea ancora oggi continua a lasciare tracce della sua presenza. Come dice un suo carissimo amico “: sembra che sia lì e mi dica:” a che punto sei con il tuo sì totale a Cristo?”. Per credenti e non credenti Andrea ci interpella con la profondità dei suoi più semplici interrogativi. Come questi che compaiono nel libro: “ Che cosa ci dice questa canzone di Bruce Springsteen? Chiediamolo anche agli altri” . Oppure come scrive di notte all’amica Sara “ Mi chiedo che cosa c’entra lo studio della filosofia con la Gloria di Cristo” Tutto questo è ciò che Andrea riconsegna a noi tutti, oggi, come sua eredità e questo è ciò che Andrea porge ai nostri giovani, i quali più che mai desiderano cercare una risposta alle loro grandi domande, tante volte disattese.