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Busnelli, top manager di Amazon: «Brugherio è un luogo magico, a volte ce ne dimentichiamo»

Giorgio Busnelli

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Busnelli, top manager di Amazon: «Brugherio è un luogo magico, a volte ce ne dimentichiamo»

Il brugherese Giorgio Busnelli è uno dei “protagonisti che stanno disegnando il futuro dell’Italia”, secondo la rivista Forbes. Prestigiosa pubblicazione nell’ambito dell’economia e della finanza, a fine 2025 Forbes ha assegnato i riconoscimenti a dieci manager, imprenditori, personalità “che stanno ridefinendo i confini del Made in Italy e dell’imprenditoria”. Busnelli, classe 1976 e manager in Amazon, è uno dei dieci. Oltre ad essere uno dei brugheresi che occupa un posto di maggior rilievo all’interno dell’economia quantomeno nazionale. “Di cosa si occupa?”, gli chiediamo. «Ti fermo subito – risponde -, diamoci del tu». D’accordo.

Qual è il tuo ruolo in Amazon? Di cosa ti occupi?

Sono Vice President Europa per il business Consumer Goods e Country Manager di Amazon Italia. In pratica coordino i team europei per sviluppare le categorie di prodotti di uso quotidiano e, insieme ai team italiani, mi occupo di tutto l’assortimento, con l’obiettivo di rendere ogni giorno l’esperienza dei clienti più semplice, conveniente e affidabile. È un ruolo che unisce visione strategica e concretezza operativa, con una grande responsabilità: prendere decisioni che impattano milioni di clienti, decine di migliaia di dipendenti e l’ecosistema di migliaia di piccole e medie imprese italiane che lavorano con noi. Lo scorso anno abbiamo celebrato i 15 anni di Amazon in Italia, un traguardo importante che racconta il percorso dell’azienda nel Paese, fatto di investimenti, occupazione e innovazione digitale. In questi quindici anni Amazon è entrata a far parte del tessuto economico e sociale del Paese: oggi in Italia lavorano con noi circa 19.000 dipendenti a tempo indeterminato, e migliaia di imprese che ogni giorno crescono insieme a noi.

Qual è stata la tua carriera, come sei arrivato ai vertici di Amazon Italia?

Il mio percorso non è stato lineare, né pianificato a tavolino. Ho iniziato in consulenza strategica in McKinsey, dove ho imparato il rigore, il metodo e il valore delle domande giuste. In Amazon sono entrato nel 2017 e da allora ho avuto la fortuna di ricoprire ruoli molto diversi, in Italia e in Europa, crescendo insieme all’azienda. Amazon è un posto che ti mette continuamente alla prova: se dimostri curiosità, spirito di iniziativa e capacità di prenderti responsabilità, le opportunità arrivano. Non contano gli anni di servizio, ma l’impatto che riesci a creare.

C’è un insegnamento o un valore legato ai tuoi anni a Brugherio che senti di aver portato con te fino ai vertici di Amazon?

Sì: l’idea che le cose si costruiscano, non si improvvisino. A Brugherio ho imparato presto il valore dell’impegno quotidiano, della parola data, del fare bene le cose anche quando nessuno ti guarda. È una lezione molto brugherese, se ci penso: concreta, poco rumorosa, ma solidissima. Ed è sorprendentemente utile anche in una multinazionale globale dove ogni giorno è fatto di scelte, priorità e responsabilità.

Qual è la prima cosa che ti viene in mente se ti dico Brugherio?

Casa. Anche se il lavoro mi ha portato a viaggiare molto e oggi non vivo più stabilmente in città, Brugherio resta il luogo degli affetti, della famiglia, delle amicizie che contano. Continuo a sentirmi, prima di tutto, un brugherese. E credo che questo non cambierà mai.

Quali sono i tuoi luoghi del cuore a Brugherio?

Sono tanti, ma se devo sceglierne uno direi l’Oratorio San Giuseppe. Lì ho passato la maggior parte della mia infanzia e adolescenza: giocando, creando, imparando. È stato uno spazio di libertà e di formazione, dove ho coltivato passioni come la musica (suonavo l’organo in chiesa e il sax nella banda musicale) e costruito amicizie che durano ancora oggi. A distanza di anni, sento una profonda riconoscenza per quelle esperienze e per i valori che mi hanno lasciato. Molto di quello che sono è nato proprio lì, senza che me ne rendessi conto.

Equilibrio casa-lavoro: come conciliare una famiglia con un ruolo dai ritmi impegnativi?

Con impegno, e senza formule magiche. È un puzzle complesso. Io viaggio spesso, ho tre figli piccoli e anche mia moglie ha un lavoro intenso ed è spesso fuori città. La chiave, per noi, è una programmazione anticipata, inclusi i piani B, C e D per gli imprevisti, e soprattutto alcuni confini non negoziabili. Quando sono a Milano, ad esempio, porto sempre i bambini a scuola, ceno con loro e cerco di aiutarli nei compiti. Non sempre ci si riesce, ma l’importante è ricordarsi cosa conta davvero.

Spesso si narra una contrapposizione tra Amazon e i negozi di vicinato. Dal tuo osservatorio privilegiato, quale consiglio pratico daresti a un commerciante brugherese?

Io non credo nella contrapposizione. Credo nella complementarità. Il consiglio pratico è partire da ciò che rende unico il proprio negozio: relazione, competenza, servizio, specializzazione. Il digitale non va visto come un nemico, ma come uno strumento per ampliare il raggio d’azione, raccontare meglio la propria identità, raggiungere nuovi clienti. Oggi ci sono più di 20.000 piccole e medie imprese italiane che utilizzano Amazon per raggiungere clienti in tutto il mondo. Tra queste ci sono anche molte aziende della Brianza, che hanno saputo usare il digitale per valorizzare i propri prodotti e portarli oltre i confini locali. Questo dimostra che anche una PMI può crescere restando radicata nel territorio, se riesce a coniugare competenze, identità e apertura al cambiamento.

Se un ragazzo o una ragazza volessero fare carriera in Amazon, su quali competenze dovrebbero puntare? E quale sarà, nel futuro, la competenza umana insostituibile?

Le competenze tecniche contano: capacità analitiche, dimestichezza con i dati, pensiero strutturato. Ma non bastano. Quello che fa davvero la differenza è la curiosità, la capacità di imparare in fretta, di mettersi in discussione e di lavorare bene con gli altri. Nel futuro, l’abilità umana insostituibile sarà proprio questa: saper dare senso alla complessità, prendere decisioni responsabili e mantenere uno sguardo autenticamente umano, anche in un mondo sempre più tecnologico.

C’è un libro, un film, o un contenuto che è stato rilevante per la tua formazione e che consiglieresti a un ragazzo per capire l’oggi?

Da ragazzo ho letto di tutto e visto migliaia di film, molti proprio al Cine-teatro San Giuseppe. Facevo il proiezionista, quando c’era ancora la pellicola: un’esperienza un po’ da Nuovo Cinema Paradiso, che mi ha insegnato il valore dell’attesa, della manualità e della magia delle storie condivise. Prima di viaggiare davvero, libri e cinema sono stati il mio modo di scoprire il mondo. Credo che da giovani sia fondamentale esporsi a quante più forme artistiche possibili, senza cercarne subito un’utilità. La cultura serve prima a formare lo sguardo, e poi – eventualmente – il curriculum. Oggi, in un periodo di grandi cambiamenti, mi rifugio spesso nei libri e nei podcast di storia, perché aiutano a capire meglio il presente, e li alterno a film e serie TV che invece immaginano il futuro. Guardo con grande entusiasmo alle rivoluzioni tecnologiche che stiamo vivendo: se guidate con responsabilità, possono migliorare concretamente la vita delle persone. Alla fine, le tecnologie che resistono sono quelle che rispondono ai bisogni più autentici dell’uomo.

Aiutaci a dare uno sguardo al futuro. Se Brugherio fosse un progetto da lanciare, su quali asset strategici scommetteresti?

Scommetterei sulle persone. La vera forza di Brugherio è nella sua gente: concreta, pragmatica, creativa, capace di fare comunità. Lo si vede anche nella ricchezza dell’associazionismo: ho fatto il mio servizio civile presso una cooperativa che lavora sull’autonomia delle persone con disabilità. Esperienze così ti fanno scoprire risorse straordinarie, spesso silenziose, che tengono insieme una città. E poi Brugherio è una città con una storia sorprendente, fatta di episodi straordinari che sembrano usciti da un libro di avventure: dal primo volo in mongolfiera in Italia alle reliquie dei Re Magi. Quando racconto queste storie ai miei figli, mi ascoltano rapiti, come se parlassi di un luogo un po’ magico. E forse lo è davvero, e ogni tanto ce ne dimentichiamo. Ma le storie, come le città, aspettano solo qualcuno che torni a raccontarle bene. Il progetto più grande è ricordarsi che ogni comunità è un racconto in divenire. E Brugherio ha ancora molte pagine da scrivere.

Filippo Magni

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