città
Ottant’anni fa, quando Brugherio scelse la Repubblica (e la salute di don Camagni)
Ottant’anni fa, anche Brugherio scelse la Repubblica. Domenica 2 giugno del 1946, l’Italia si recò alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente cui sarebbe poi spettato il compito di redigere la nuova carta costituzionale. Votarono 11.949.056 uomini e, per la prima volta, 12.998.131 donne contribuendo a raggiungere un’affluenza a livello nazionale dell’89,08%. Vinse la Repubblica, con il 54,27% delle preferenze.
Ben diversa la situazione in città, dove l’affluenza raggiunse un sorprendente (e ormai forse irripetibile) 95,12%, con una netta vittoria della Repubblica, scelta dal 73,54% dei brugheresi e delle brugheresi. Dato superiore a quello della provincia di Milano, della quale allora faceva parte la nostra città, che scelse la Repubblica al 68,85%, e anche della città di Monza, ferma al 65,39%. Inferiore però al dato di Cologno Monzese, giusto per limitarci ai Comuni limitrofi, che scelse la Repubblica con l’88,97% dei voti, mentre Cernusco si fermò al 69,68%, e Carugate rivelò uno spirito monarchico, scegliendo la Repubblica con appena il 56,25% delle preferenze.
Il racconto di quei giorni attraverso le cronache parrocchiali
Per ricostruire i fermenti di quella primavera in città, la fonte più vivida è custodita negli archivi parrocchiali. Tra le pagine del Chronicon, il diario in cui i parroci annotavano i fatti salienti della comunità, emergono i dettagli di quei mesi cruciali. Il 25 aprile del 1946, l’allora parroco don Giuseppe Camagni scrive che “l’anniversario del giorno della liberazione dai tedeschi e dal fascismo è stato celebrato con una folla imponente di popolo, riversatosi nella sua grande Chiesa a ringraziare ed a pregare. Dopo la Messa solenne dal tempio al Cimitero si è snodata, imponente, come non mai, la processione. Tutto il paese al completo. Popolo, combattenti, reduci, partigiani, Confraternite”.
In piena atmosfera elettorale, le carte d’archivio descrivono l’attivismo dello stesso don Camagni: “Il Parroco, unitamente al Coadiutore D. Camillo Giavini, tutto si adopera perché il suo popolo si prepari a compiere con coscienza il suo dovere. Dal pulpito, nelle adunanze, nelle frazioni, in privato, non desiste dal richiamare tutti all’obbligo del voto ed a votare da cristiani”. E ancora: “La lotta fu dura, aspra, accanita. L’esito, il risultato delle Elezioni però coronò gli sforzi, il lavoro, le preoccupazioni comuni. Nelle elezioni amministrative vincemmo con quasi 600 voti di maggioranza. Nelle elezioni politiche con 300 voti di maggioranza”.

Il riferimento, naturalmente, è alla Democrazia Cristiana che ottenne 3.004 voti a fronte dei 1.546 dei Socialisti e dei 1.106 dei Comunisti. Uno sforzo logorante, che le cronache dell’epoca registrano: “Tanto il Parroco si prodigò che alla fine la sua forte fibra cedette”. Don Camagni viene colpito da una grave forma di coronarite che lo costringerà a letto per tutta l’estate, accompagnato dalle preghiere dei fedeli: “Da tutti si teme e si prega”. Si riprenderà solo a settembre, guidando la comunità per un altro decennio, fino al dicembre del 1957, anno del suo ritorno al Padre.

