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Sabato sera all’oratorio San Giuseppe una preghiera per la pace

rosario, immagine creata con Gemini AI
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Sabato sera all’oratorio San Giuseppe una preghiera per la pace

Nei giorni in cui il cessate il fuoco  a Gaza sembra essere sempre più vicino, rimane intenso l’appello a far sì che la fine della guerra si trasformi in pace vera. Anche per questo, la Comunità pastorale Epifania del Signore ha programmato una serata di preghiera per la pace.

Un Rosario, sabato 11 ottobre alle ore 21 nella chiesa dell’oratorio San Giuseppe, via Italia 68.

La proposta segue la richiesta di Papa Leone XIV e l’appello del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme. In una lettera scritta il 5 ottobre, vedendo sempre più vicina la fine delle ostilità, ha affermato che «attendiamo il momento per gioire per le famiglie degli ostaggi, che potranno finalmente abbracciare i loro cari. Ci auguriamo lo stesso anche per le famiglie palestinesi che potranno abbracciare quanti ritornano dalla prigione. Gioiamo soprattutto per la fine delle ostilità, che ci auguriamo non sia temporanea, che porterà sollievo agli abitanti di Gaza. Gioiamo anche per tutti noi, perché la possibile fine di questa guerra orribile, che davvero sembra ormai vicina, potrà finalmente segnare un nuovo inizio per tutti, non solo israeliani e palestinesi, ma anche per tutto il mondo».

Però, la consapevolezza è che «il conflitto continuerà ancora per lungo tempo ad essere parte integrale della vita personale e comunitaria della nostra Chiesa» in Terra Santa.

Ma è proprio qui che, aggiunge, «come Chiesa, siamo chiamati a dire una parola di speranza, ad avere il coraggio di una narrativa che apra orizzonti, che costruisca anziché distruggere, sia nel linguaggio che usiamo che nelle azioni e gesti che porremo».

E ancora: «La violenza spropositata a cui abbiamo assistito fino ad ora ha devastato non solo il nostro territorio, ma anche l’animo umano di molti, in Terra Santa e nel resto del mondo. Rabbia, rancore, sfiducia, ma anche odio e disprezzo dominano troppo spesso i nostri discorsi e inquinano i nostri cuori». L’opinione di Pizzaballa è che, quando anche la guerra finisse, e speriamo presto, «sappiamo che il conflitto continuerà ancora, perché le cause profonde che lo alimentano sono ancora tutte da affrontare. Se anche la guerra dovesse finire ora, tutto questo e molto altro costituirà ancora una tragedia umana che avrà bisogno di molto tempo e tante energie per ristabilirsi. La fine della guerra non segna necessariamente l’inizio della pace. Ma è il primo passo indispensabile per cominciare a costruirla. Ci attende un lungo percorso per ricostruire la fiducia tra noi, per dare concretezza alla speranza, per disintossicarci dall’odio di questi anni».

Da qui la richiesta di un momento di preghiera, sabato 11, «per custodire e preservare da ogni male il nostro cuore e quello di coloro che desiderano il bene, la giustizia e la verità. Per avere il coraggio di seminare germi di vita nonostante il dolore, per non arrendersi mai alla logica dell’esclusione e del rifiuto dell’altro».

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