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Il cardinale Scola ai carcerati di Monza: «Non subite la pena, vivetela da attori»

Comunità Pastorale

Il cardinale Scola ai carcerati di Monza: «Non subite la pena, vivetela da attori»

«Abbiate stima di voi stessi, ricordate che Dio vi vuole bene e non vi lascia mai soli». È questo l’augurio di Natale portato dall’arcivescovo di Milano Angelo Scola ai detenuti del carcere di Monza, dove ha celebrato la Messa lo scorso 23 dicembre. Nella struttura, che ospita quasi 500 detenuti, operano come volontari diversi brugheresi. Qualcuno di loro era presente anche all’Eucaristia, nell’Assemblea e nel coro. Scola, che da quando è vescovo visita le carceri almeno due volte l’anno, ha visitato l’Istituto di pena monzese e inaugurato la cappella, da poco restaurata grazie al lavoro di manodopera degli stessi reclusi. «Non bisogna subire la pena, ma viverla come attori – ha detto nel corso dell’omelia -, perché così è garanzia di cambiamento e possibilità di uscirne rinnovati».

«Incontrando voi si impara molto. Tutti gli uomini hanno colpe e responsabilità, e mi ha sempre colpito il fatto che con voi si può dialogare in modo franco e diretto, toccando i problemi che contano, come il significato della vita e del “perché vivo”» ha proseguito Scola, che ha poi parlato di un cambiamento interiore, prendendo spunto dalla figura di Zaccheco, brano di Vangelo letto nel corso della Messa e su cui i detenuti riflettono da mesi, con l’aiuto del cappellano don Augusto: «Vorrei che il Natale fosse per ognuno di voi un sentirsi interpellati, come Zaccheo da Gesù. È importante, però, che ciascuno cambi qui e ora. Vivete la pena, perché la dignità è più grande di ogni vostro reato».

Al termine della celebrazione, Scola ha dialogato con i detenuti presenti, auspicando l’incremento di modi alternativi di scontare la pena, come l’aumento di possibilità di lavoro e il regime delle “celle aperte”, citando l’articolo 27 della Costituzione.

 

I volontari: «Siamo ponte col mondo» di Jessica Fossati
Un arcobaleno che fa da ponte tra le sbarre del carcere e ciò che c’è fuori. Il logo dell’associazione “Carcere Aperto” (www.carcereaperto.it) descrive lo spirito con cui ogni giorno i suoi volontari entrano nella casa circondariale di Monza. Tra loro anche molti brugheresi, come Stefano Del Corno, volontario dal 2008. «Lo scopo dell’associazione è fare da collegamento tra il carcere e il mondo esterno», spiega. Si traduce nel concreto attraverso una serie di servizi che spaziano dal magazzino per i vestiti, alla biblioteca, al mantenere i contatti con le famiglie, alle campagne di sensibilizzazione. Ma il vero cuore dell’associazione sono i “volontari di sezione” che si dedicano all’incontro personale con i detenuti. Stefano è uno di questi ed entra in carcere due volte alla settimana, una per la catechesi e una per i colloqui personali. «Lo dico sempre anche a loro: forse non posso fare niente di pratico per alleviare la loro pena. Ma posso garantirgli che li andrò a trovare sempre. La fedeltà è uno degli aspetti più importanti di questo servizio» ci spiega. In una casa circondariale, dove i detenuti sono in attesa di giudizio, spesso è difficile avviare percorsi o progetti e le relazioni costruite dai volontari diventano davvero preziose, nonostante il poco tempo a disposizione:«Il nostro compito è soprattutto di ascoltarli ed essere per loro una presenza seria, che faccia capire che il carcere non preclude la possibilità di vivere bene la vita».
I legami arricchiscono non solo i detenuti, ma gli stessi volontari, conferma Del Corno: «È un’esperienza che coinvolge la mia vita e mi fa toccare con mano la realtà così com’è. Non è sempre piacevole, ma mi permette di diventare più umano, di guardare tutte le cose con una prospettiva diversa».

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