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Bruma, Mastrocola: «Volevo fare tutt’altro». Un destino dietro a libri di successo

Cultura

Bruma, Mastrocola: «Volevo fare tutt’altro». Un destino dietro a libri di successo

«Ho cominciato a insegnare quando avevo 20 anni. Ma volevo fare, nell’ordine: la pittrice, la poetessa, la drammaturga, la professoressa universitaria: non sono riuscita a fare nessuna di questa cose». In compenso ha scritto libri che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti. Per citarne uno, “Palline di pane”, finalista al Premio Strega. Eppure Paola Mastrocola non aveva mai avuto intenzione di scrivere un libro nella sua vita. L’ha raccontato martedì sera in Biblioteca, nel terzo e ultimo appuntamento (foltissimo il pubblico, come ai due precedenti) della rassegna Bruma, che fanno incontrare lettori e autori. Con una regola: questi ultimi devono parlare di se stessi, non dei loro libri. Con lo scopo di scoprire la persona dietro alla firma.

Siamo tutti disegnati
Mastrocola, ad esempio, si descrive come una che ha intuizioni nel quotidiano: «Ovunque io vada – racconta – devo sempre andare in giro con un quaderno e una penna. Perché metti che sono in giro e non ho il modo di appuntare un pensiero? È una tragedia, perché cerco di ricordarmelo ma non ci riesco mai!». Ex professoressa, si è trovata “per destino” scrittrice. Ed è questo un elemento che non manca nei suoi testi: «Il destino è molto importante nelle mie storie – spiega con una suggestiva immagine -: io amo molto il disegno e credo che siamo tutti disegnati, ci accompagna una matita».

Conta di più il tecnico oppure il professore?
E il futuro, dei libri e della sua professione, come lo vede? «Nella scuola del futuro – conclude – temo che non ci sarà più la lezione frontale, ma l’insegnante girerà tra i computer dei ragazzi dettando esercizi. La persona più importante sarà il tecnico informatico e non il professore».

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