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Non soltanto Oltremare: aiutare gli stranieri qui e a casa loro

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Non soltanto Oltremare: aiutare gli stranieri qui e a casa loro

Aggiungiamo una “e”, in mezzo a “Brugherio Oltremare”. Perché è ora di pensare agli stranieri che sono in città, oltre che a quelli delle missioni. La proposta l’ha lanciata padre Giuseppe Fumagalli all’inaugurazione della mostra per i 50 anni dell’associazione missionaria. Ed è stata immediatamente raccolta dal parroco don Zoia, presente all’evento, e dal sindaco Troiano, che ha definito l’Oltremare come «persone che mettono cuore, braccia, impegno, fatica» per aiutare chi si trova nei Paesi o nelle comunità più povere del mondo.

Aperti al mondo che cambia
«Questa sollecitazione – commenta il presidente Luciano Teruzzi – ci spinge ad interrogarci, a tenere aperto il cuore e gli occhi al mondo che cambia anche in casa nostra. Siamo invitati ad essere esempio Oltremare anche in Brugherio».

Il nome non conta
Ciò che conta, è chiaro, non è cambiare il nome, ma «un cambio interiore – prosegue – per essere riferimento con il giusto atteggiamento in Brugherio e verso quell’Oltremare che ormai chiede di entrare nelle nostre case e nelle nostre vite. Un cambiamento che deve aiutarci crescere e come ci ha poi riferito Padre Giuseppe, un frutto acerbo che deve maturare per essere sbucciato e condiviso». La sollecitazione ha raggiunto un terreno già in qualche modo pronto, ricorda Teruzzi: «L’attenzione all’ Oltremare presente in città, l’abbiamo sempre avuta con i brugheresi in difficoltà, con i primi migranti e anche adesso con i grandi arrivi, in supporto alla grande realtà della Caritas brugherese». Perché, aggiunge, «essere attenti ai nostri missionari funziona ed ha funzionato perché siamo attenti anche ai bisogni che dobbiamo affrontare in casa nostra».

Profughi al deposito
Oggi frequentano il deposito dell’Oltremare due persone richiedenti asilo, racconta il presidente, «dando il loro contributo sia lavorativo che di condivisione di vita e relazione umana, portando un naturale arricchimento nelle relazioni e alla vita del deposito. E suscitano non poche domande».

Interesse e curiosità
Il bilancio della mostra (che ha chiuso domenica) è positivo, secondo gli organizzatori: «Fin dall’inaugurazione le persone hanno dimostrato interesse e curiosità per il cammino fotografico proposto. Abbiamo ricevuto molti complimenti pieni di passione e affetto: è il più bel ringraziamento per chi ha lavorato parecchi mesi nelle fasi della preparazione».

500 firme, si guarda avanti
Sul registro dei visitatori si trovano 500 firme siglate negli 8 giorni di apertura. C’è da immaginare che le presenze siano state quindi il doppio. Hanno lasciato offerte che hanno ampiamente coperto i costi (esigui) di allestimento, realizzato anche con materiali di recupero come è nello stile dell’associazione. E non finisce qui, assicura Teruzzi: «La mostra nasce qualche anno fa come esigenza pensata e ragionata dalla fascia più giovane dei soci: visto il successo è nostra intenzione proporre anche nei prossimi anni iniziative volte a farci conoscere ancora di più e coinvolgere le nuove generazioni sui temi missionari».

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