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Migranti in città, si pensa al lavoro

Cronaca

Migranti in città, si pensa al lavoro

Continua il percorso dei 20 migranti accolti dalla città a novembre 2014. L’obiettivo a cui tendere l’arco dell’integrazione è l’autonomia.
Non è semplice, data la delicatezza del loro caso e delle loro storie, avere informazioni ufficiali. Ma, da affidabili indiscrezioni, risulta che sta mettendo radici sul territorio brugherese un progetto-lavoro che vedrebbe coinvolti i migranti in “tirocini” in alcune attività commerciali del territorio.

Aiuto alle aziende
Le risorse lavoro dei migranti saranno in gioco a costo zero, perché saranno assunti tramite regolare contratto dal Raggruppamento Temporaneo Imprese (R.T.I.) Bonvena di cui la cooperativa sociale “Il Melograno”, che coordina il progetto di accoglienza, fa parte. I costi dell’apprendistato non saranno a carico delle aziende, a cui è delegato soltanto l’investimento in termini di formazione e mestiere. Altro obiettivo del progetto sarà supportare le aziende del territorio in un’ottica di sviluppo e rilancio che potrebbe sfociare in una reale ricaduta occupazionale. A ottobre, nel frattempo, riprendono i corsi di lingua italiana per i 20 richiedenti asilo dell’ex asilo Maria Bambina. Un dovere, senza se e senza ma, che affonda le sue radici in una idea di accoglienza ed integrazione a doppio senso e guarda all’inclusione attraverso i principali strumenti di riconoscimento culturale (la lingua) e sociale (il lavoro).

Inserimento positivo
A quasi un anno dal loro arrivo, l’inserimento sul territorio si può considerare consolidato. A quanto risulta, i 20 migranti si sono sempre sentiti accolti e si mostrano propositivi. Sono utenti attivi della biblioteca dove, oltre a consultare i libri, utilizzano il servizio wi-fi per mettersi in contatto con i familiari e i loro Paesi di provenienza. Alcuni di loro hanno attivato una rete wi-fi all’interno dell’ex Maria Bambina, facendosi carico dei costi. Il timore di essere respinti e la diffidenza, per quanto ci è raccontato, sono andate pian piano dissolvendosi, anche grazie alla curiosità che la cittadinanza ha dimostrato. In attesa del colloquio con cui le autorità stabiliranno chi rispetta i parametri per accedere allo status di rifugiato politico (secondo un recente dato diffuso dai vescovi lombardi servono tra i 18 e i 20 mesi perché la Prefettura dia risposta), si sono fatti strada poco a poco, inserendosi in diversi contesti.

Nelle associazioni
Sono stati braccia importanti per l’organizzazione del “Cinema all’aperto”; dopo un’attenta formazione su temi dell’“altro” e della disabilità, sono diventati volontari dell’associazione “Il Brugo”. Ciò si aggiunge ai lavori fatti con Brugherio Oltremare a favore dei missionari, e l’esperienza da tutor di lingua straniera con l’associazione Sos compiti. Esperienze che servono quotidianamente a familiarizzare con cose nuove e reali che potrebbero diventare la vita di tutti i giorni, per cittadini e migranti.

Sognando la cittadinanza
I feedback, sostiene chi li incontra spesso, sono stati positivi e i rapporti interpersonali tra migranti e brugheresi si sono instaurati in modo naturale ed emotivo. I ragazzi continuano ad essere seguiti nell’iter burocratico che li condurrà con i tempi della burocrazia sulla strada accidentata della cittadinanza italiana.

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