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«Francesco, il Papa a Manila uno di noi»

Comunità Pastorale

«Francesco, il Papa a Manila uno di noi»

di Padre Sergio Ticozzi*

«Papa Francesco Filippino!» – ha gridato la folla di oltre sei milioni di cattolici alla fine della celebrazione eucaristica domenica 18 gennaio, Festa del Santo Niño (Gesù Bambino), nel parco più grande di Manila.

Uno di noi
Il grido ripetuto esprimeva in modo evidente la piena consonanza che i cattolici filippini percepivano con Papa Francesco: era uno di loro, era come loro. E questo non solo a livello emotivo, ma in un grado più profondo: il Papa ha condiviso con loro le loro difficoltà, i loro problemi e le loro disgrazie, ma nello stesso tempo ha espresso la stessa fiducia nel Signore, l’ottimismo nella vita, il sorriso sul volto e la spontaneità di comportamento, che sono tipici loro.
L’hanno visto attorniato e abbracciato dai fanciulli di strada a Manila, l’hanno accompagnato a Tacloban, tra le vittime e le macerie del tifone Yolanda del novembre 2013, anche lui bagnato dalla pioggia e costretto dal nuovo tifone ad accorciare la visita. Hanno toccato con mano la sua preoccupazione per loro e per il loro Paese nel sentire la sua “confidenza” che, quando nel novembre 2013 ha saputo del cataclisma nelle Filippine, ha avuto il desiderio di
essere là anche lui e ha deciso “di fare questo viaggio”.

Con il cuore, in silenzio
Ha espresso la sua commovente solidarietà con le vittime del tifone: «Molti di voi hanno perso tutto. Non so cosa dirvi. Qualcuno ha perso i propri cari. Ciò che posso fare è di rimanere in silenzio. Ma cammino con voi tutti con il mio cuore in silenzio». Ha condiviso con loro la sua profonda sofferenza per i poveri: «I poveri dell’intero Paese vengano trattati in maniera equa, che la loro dignità sia rispettata, che le scelte politiche ed economiche siano giuste ed inclusive, che le opportunità di lavoro e di educazione vengano accresciute e che siano rimossi gli ostacoli all’attuazione dei servizi sociali».

Contro le diseguaglianze
L’hanno sentito affrontare coraggiosamente altri “problemi forti” della loro società come quello delle “inegualità straordinarie e gravissime”, della corruzione, dell’ingiustizia, del rispetto per i valori umani, dell’incoraggiamento alle famiglie, della formazione dei giovani.
In particolare, si sono commossi con lui quando ha abbracciato la bambina in pianto che gli chiedeva perché il Signore lascia che i bambini soffrano e diventino vittime della droga e della prostituzione. Commosso anche lui, le ha risposto: «Oggi ho ascoltato l’unica domanda che non ha risposta; non le sono bastate le parole, ha avuto bisogno delle lacrime. Al nucleo della tua domanda non c’è risposta: solo quando siamo capaci di piangere sulle cose che hai detto siamo capaci di rispondere a questa domanda».

Missionari in Asia
Ha sollecitato e apprezzato la solidarietà di tutti in ogni difficile circostanza. Dalla visita e dagli incontri vissuti insieme, i cattolici filippini sono convinti che Papa Francesco d’ora in avanti cammina con loro. «Siamo tutti figli di Dio. Aggrappati come dei figli alla tenerezza di Maria e con la forza che ci dà Gesù, nostro fratello maggiore, andiamo avanti e camminiamo come fratelli». E il Cardinal Antonio Tagle ha fatto eco al messaggio del Papa Francesco di camminare con Lui e di «andare nelle periferie della società e di diventare “missionari di fede in Asia”». L’accoglienza dei filippini è stata indubbiamente entusiastica, calda, semplice, spontanea e superiore ad ogni aspettativa: è risultata per tutti una profonda esperienza della presenza di Dio e di come Lui opera.

*padre Sergio Ticozzi, brugherese, è missionario Pime a Hong Kong. Questa la sua straordinaria testimonianza per NoiBrugherio sulla visita del Papa. Per molti anni infatti padre Sergio è stato nelle Filippine

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