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La gioia del Signore che nasce. La meditazione del parroco don Zoia

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La gioia del Signore che nasce. La meditazione del parroco don Zoia

 

Mantegna, adorazione dei Magi

Vi annuncio una grande gioia” E’possibile oggi parlare di gioia. Il disincantamento dell’uomo postmoderno porta a rendersi conto che la gioia puo’essere di qualche momento, di qualche esperienza, di qualche emozione, e non invece una situazione esistenziale che ti viene offerta in maniera stabile, profonda, vera.

Gioia e’un termine che può risuonare alle nostre orecchie, ai nostri cuori più come un’illusione che più o meno frequentemente possiamo ascoltare o inventarci, ben sapendo della sua effimera sostanza. Gioia, e subito ci vengono in mente i bambini, piccoli piccoli, piccoli, o molto spesso nemmeno per loro. Gioia e ci vengono in mente per qualche esperienza affettiva che ti fa sognare addirittura una vita condivisa per sempre come del resto molto spesso vediamo scritti sui muri di qualche adolescente innamorato.

Gioia che fa venire in mente un avvenimento sportivo vittorioso della tua squadra … Gioia ti viene promessa dai promotori finanziari che danno i loro numeri perché i tuoi numeri siano sempre più protetti, assicurati, moltiplicati.

Gioia per le famglie stile Mulino Bianco, basta un biscotto per far sorridere.

Gioia per un lavoro che si spera e che ti hanno confermato nella liquidità dei tempi presenti. Gioia per un futuro che aspetti migliore del presente, con il timore e il sospetto che tutto sarà come prima, se non peggio. Gioia, perché lo spread sta scendendo, ma non si sa fino a quando.
Gioia che può essere quella di un sorriso, di una mano tesa. Ci viene una domanda: forse ha ragione il filosofo Jean Paul Sartre quando dice: «l’uomo e’una passione inutile»?
Gioia, gioia, gioia…
Ognuno di noi ha questo desiderio stampato nel profondo dei propri giorni, e che cerca in tutti i modi di esaudire. Nei prossimi giorni un gruppo di persone dirà che «durante l’impero di Cesare Augusto» Dio stesso e’venuto in mezzo a noi.
Questa gente, nella celebrazione liturgica e nella vita, ricorderà la sua nascita al mondo come fondamento di quella gioia «che il mondo non può dare». Il nome della gioia e’quel bambino, perché la gioia prima che essere un risultato di un eventuale nostro impegno, una nostra invenzione e’un regalo, ci è data: “vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc, 2, 10-11).
La gioia e’questa nascita, e’questa presenza, che si compirà nello splendore della sua definitivita’ nella sua vita data per noi (croce) che è più forte della morte (resurrezione). Questo bambin, di cui è annunciata la nascita, e’l’Emmanuele, il Dio con noi, per sempre (Mt, 1, 23).
E allora a questa presenza ci possiamo affidare nella garanzia del suo essere per e con noi, presenza storica che è testimoniata nel corso del tempo da uomini e donne che l’accolgono nella propria vita.
I Magi ci confermano in questa riflessione, uomini di sempre mossi dal desiderio di una vita piena, di una verità luminosa, si sono messi in cammino per questo, sostenuti da segni tangibili, in particolare dalla Parola di Dio.
La loro ricerca non è stata vana, si è compiuta non in un incontro sfavillante di potenza e gloria umana in qualche palazzo del potere, bensì davanti ad un bambino e a sua madre.
Il Vangelo ci dice che «prostratisi, lo adorarono» e dopo aver offerto i doni se ne tornarono al loro paese «per un’altra strada». La loro vita e’ stata segnata da quel l’incontro, non sono più quelli di prima, la luce vera li ha avvolti e illuminati.
Tra i testimoni di questo incontro, mi piace ora ricordare Dietrich Bonhoeffer, pastore evangelico, testimone dei nostri tempi che con una espressione felice ci aiuta a cogliere la verità di questa gioia che scaturisce dall’affidamento a questo Dio «in carne e ossa» – resa -per una resistenza cioè per una vita dentro le dinamiche del vissuto personale, comunitario, sociale, civile e politico, nella certezza di senso che vedi già risplendere e ci è donata nella nascita, vita, morte, resurrezione di Gesù.Gioia e’sapersi amato da Dio così, gioia e’sapere che la propria vita non è frutto del caso ma che abita nel cuore di questo Dio.
Gioia e’vivere il tempo aprendo le porte a questo Dio incarnato Gioia e’una relazione con chi per me e per te e’venuto in mezzo a noi, per starci sempre, sino al compimento di cieli nuovi e terra nuova.
Fare gli auguri per Natale, per questo Natale di Gesù significa allora per me testimoniare, ridire, oggi ciò che davvero tiene in piedi, sorregge, illumina, sostiene la mia vita.E per questo vi auguro che sia così anche per voi.

Don Vittorino Zoia
Parroco della Comunità pastorale
Epifania del Signore
Brugherio

 

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