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L’Adorazione dei Magi esce dalla sacrestia ed è inaugurata domenica dall’Arcivescovo Delpini

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L’Adorazione dei Magi esce dalla sacrestia ed è inaugurata domenica dall’Arcivescovo Delpini

Domenica 11 ottobre, all’inizio della celebrazione della Santa Messa delle ore 11 a San Bartolomeo, presieduta da mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano (nell’ambito della visita pastorale, leggi qui il programma), verrà presentato il quadro restaurato “Adorazione dei Magi”. Olio su tela di grande formato di scuola lombarda del XVII secolo proviene da Casa Pestagalli, ora Palazzo Balconi, è stato posizionato accanto all’altare dei Magi, nella navata destra della chiesa di San Bartolomeo. Prima si trovava in sacrestia, visibile solo a sacerdoti, chierichetti e pochi altri.

«Nel percorso che la comunità di Brugherio compie da tempo per tenere viva la propria storia – scrive la parrocchia nella presentazione del quadro –, il restauro dell’Adorazione dei Magi, dipinto su tela finora conservato in sacrestia, è senz’altro un passo importante. Il recupero delle opere d’arte di una chiesa è sempre un atto di grande generosità di una comunità nei confronti delle generazioni future, che potranno conoscere le proprie radici anche attraverso l’arte».

Nel caso dell’Adorazione dei Magi, il restauro è «particolarmente opportuno non solo per lo stato conservativo della tela, ma anche in ragione della sua antichità e dell’episodio raffigurato, che lega a doppio filo il dipinto alle origini della parrocchia di San Bartolomeo».

È stata eseguita «presumibilmente nei primi anni del Seicento, a giudicare dallo schema compositivo che ricalca modelli manieristi ampiamente diffusi sul territorio italiano (dagli Zuccari a Tibaldi, a Prospero Fontana), con, in primo piano, il paggetto e la poderosa figura stante».

La tela, donata alla parrocchia San Bartolomeo dalla famiglia Balconi dopo la soppressione della cappella all’interno della residenza nel 1940, si legge nella descrizione del restauro, «presentava offuscamento e ingiallimento di tutta la superficie, con alterazione del tono cromatico originale, a causa di uno strato di sporco costituito da nerofumo, sporcizia compattata e dalla vecchia vernice ormai ossidata stesa nell’intervento di restauro precedente. Data l’importanza storico-artistica e la delicatezza/fragilità dell’opera, si è ritenuto che l’intervento da imporsi fosse un restauro di tipo conservativo, ossia privo di interventi innovativi o di arbitrarie ricostruzioni».

Il lavoro di recupero, aggiungono i restauratori, «ha portato alla luce diversi particolari, alcuni camuffati dal pesante strato di sporco, come una scritta sulla colonna in alto accanto al volto del vescovo che riporta S. FEDERICUS EPS ET MAR (San Federico vescovo e martire). Sempre nello sfondo marrone in alto sono affiorate le teste di un bue e di un asinello a bocca spalancata in procinto di ragliare».

Talvolta le pesanti ridipinture «hanno coperto le cromie originali e modificato il disegno come nel caso della mano del Vescovo, che era stata totalmente coperta da un colore simile alla veste, forse allo scopo di nascondere la non buona resa anatomica della parte. Un ripensamento dell’artista è invece affiorato, sempre grazie alla pulitura, in corrispondenza della testa della figura in primo piano. Il colore del turbante nella parte destra del capo lascia intravedere un elmetto da guerriero».

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