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Le foto e il testo dell’omelia di Delpini all’Epifania: «La festa condivisa»

Mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, celebra la Messa dell'Epifania 2020 a San Bartolomeo. foto di Corrado Pasqualini

Comunità Pastorale

Le foto e il testo dell’omelia di Delpini all’Epifania: «La festa condivisa»

Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dall’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nella Messa celebrata il 5 gennaio a San Bartolomeo. A fondo pagina, le foto di Corrado Pasqualini.


Quante notti s’è dovuto vegliare per riconoscere la stella! Quanti pensieri, quante domande, quante competenze sono state condivise, di giorno e di notte per interpretare il tempo, per cogliere l’occasione imperdibile! Ecco: il pensiero che aderisce alla verità nasce nelle dimore dell’amicizia (Gryegel). Quanti dubbi, quante emozioni, quante incertezze condivise nella ricerca, nella scoperta, nella decisione di partire! Abbiamo visto spuntare la sua stella. Abbiamo raggiunto la sapienza non come il frutto proibito conquistato con l’ambizione, non come il fuoco rubato agli dei, ma i credenti hanno raggiunto la sapienza come la meraviglia condivisa, come l’esito di una ricerca comune che raccoglie la rivelazione del segno, della stella che chiama.

Alcuni dicono che la competizione è lo stimolo per la ricerca e il progresso. Invece, i Magi venuti da Oriente testimoniano che vi è una sapienza frutto della condivisione di un desiderio e di uno scambio di doni. Forse i tecnici venuti da Occidente possono farsi discepoli dei Magi venuti da Oriente.

Così cammina una comunità. Così invito a camminare questa Comunità pastorale che entra nell’undicesimo anno della sua costituzione e che chiede al Consiglio pastorale della comunità di essere quell’amicizia in cui si riconosce il sorgere della sua stella. In cui si coglie l’occasione che si presenta per il passo che la comunità deve compiere per annunciare la gioia del Vangelo: Evangelii Gaudium. La verità è frutto di una condivisione, di un consultarsi, di un mettere insieme idee e domande, risposte e dubbi.

Quanto necessaria è stata la meta sperata per sostenere il lungo cammino! L’attrattiva della meta, la promessa scritta nell’apparire della stella ha convinto a partire. La meta condivisa ha dato l’anima del grande viaggio.

Quanta sollecitudine gli uni per gli altri ha richiesto il camminare insieme: chi è giovane e vigoroso ha sostenuto il passo di chi è stanco e lento. Quanta pazienza per sopportarci gli uni gli altri, così diversi per cultura e abitudini! Quanta vigilanza per discernere il percorso di ogni giorno, la strada più sicura, per evitare le tentazioni e vincere insieme la sfida, quanta disciplina per camminare insieme, contenendo l’ambizione di chi vorrebbe correre avanti, la pigrizia di chi vorrebbe procedere per vie più comode e tranquille, la nostalgia di vorrebbe volgersi indietro! L’unica meta indicata dalla stella ha convinto a percorrere insieme l’unica strada, mantenendo l’unico passo.

L’arte di camminare insieme: questo è ciò che si chiede a una comunità, questo è ciò che si deve favorire da parte di chi presiede la comunità e di tutti coloro che hanno incarichi pastorali, del Consiglio pastorale. Camminare insieme. Ma il segreto è avere una meta comune: la stella indica la direzione e convince a partire per il lungo viaggio.

Quanta fortezza dall’essere insieme! Da quale principio è venuta la fortezza per disturbare la vita dei potenti, per scuotere la città ignara, per affrontare il tiranno sospettoso e irascibile! La comunione costruita con la ricerca condivisa, con la rivelazione accolta insieme, con il cammino percorso in fraterna solidarietà ha sostenuto nel momento della sfida, ha dato forza ai miti di fronte ai prepotenti, ha suggerito la domanda che ha messo in agitazione i sapienti, ha generato la novità che ha svelato il tesoro nascosto nelle scritture già lette e rilette. L’essere insieme nel rispondere alla chiamata della stella ha turbato Erode e con lui tutta Gerusalemme, come il farsi presente di un popolo nuovo chiama a novità l’antico e apre la possibilità di una storia nuova, l’annunciarsi della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo (Tt 2,13). La forza viene dall’essere insieme. I cristiani abitano la città non per essere una presenza insignificante di custodi di antiche tradizioni, ma per essere una provocazione che sveglia la città, per essere una domanda che inquieta. Questo deve fare una comunità che si raduna intorno al Signore e che decide di camminare seguendo la stella: essere una profezia, essere una chiamata a svegliarsi alla speranza.

Quale grazia è stata concessa dalla grandissima gioia di adorare il bambino! Infine l’incontro: la grandissima gioia di riconoscere il bambino con Maria sua madre! Giungere insieme alla grazia promessa, alla grazia sperata, alla grazia che è premio incomparabile per tanta ricerca e tanto cammino. La condivisione della grandissima gioia ha radunato il popolo nuovo: alza gli occhi e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te … tutti verranno proclamando le glorie del Signore (Is 60,4.6). Intorno al bambino i popoli radunati cantano insieme le lodi del Signore.

Celebriamo dunque l’Epifania, la festa cui si ispira questa Comunità pastorale, per l’antica tradizione che vede qui custodite reliquie preziose. Celebriamo dunque l’Epifania come celebrazione di quella comunione che consente di cercare insieme il segno del regno che viene, di sostenere insieme le fatiche del cammino, di sfidare insieme le insidie dei prepotenti, di sperimentare insieme la grandissima gioia. La gioia del Vangelo, della presenza di Gesù: Evangelii Gaudium.

mons. Mario Delpini
Arcivescovo di Milano
(trascrizione dell’Omelia pronunciata)

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