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Tecnica (che interessa anche Inter e Milan) e formazione: Salvatore Scavo spiega cos’è il Cgb calcio

Da sinistra Antonio Venturino, dirigente della squadra dei 2013; Salvatore Scavo, responsabile del settore giovanile; Gianluca Forte, dirigente della squadra dei 2014

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Tecnica (che interessa anche Inter e Milan) e formazione: Salvatore Scavo spiega cos’è il Cgb calcio

La “Colazione col don” (una domenica mattina delle squadre giovanili con don Leo, clicca qui per il volantino) non è che una delle iniziative che il Cgb calcio sta avviando nel suo settore giovanile. «Ha lo scopo – afferma il responsabile del settore, Salvatore Scavo – di far conoscere l’oratorio ai ragazzi: è un luogo sano dove possono divertirsi e dove ci sono persone sane».

Qual è la differenza del Cgb rispetto alle altre società?
Soprattutto a livello giovanile, ma anche dopo, è mettere il ragazzo al centro.

Può sembrare una frase fatta: cosa significa per voi mettere il ragazzo al centro?
Significa, ad esempio, che se avevi pensato un allenamento e a metà vedi che i bambini non si divertono, ti fermi e cambi programma. Significa che se in un torneo vedi falli troppo pesanti o gli animi che si scaldano, ritiri la squadra anche se stai vincendo. Significa insegnare, oltre al calcio, anche a lavarsi e vestirsi da soli. Significa, a fine allenamento, far portare a turno una torta da mangiare insieme, per far diventare lo sport una festa. Significa che fino a 8 anni giocano tutti, solo per citare alcune cose tra le tante…

E dal punto di vista tecnico e sportivo, cosa dà il Cgb?
Io ho il patentino Uefa C, tutti gli allenatori del Cgb sono qualificati. Formiamo calciatori veri, conoscono la tecnica, affrontiamo le competizioni per vincerle, ma con rispetto. Tanto che, da diverso tempo, ogni anno almeno un paio di ragazzi sono chiamati da società professionistiche del livello di Inter e Milan.

Qual è, tecnicamente, la cosa più difficile da insegnare?
Sicuramente, il rapportarsi con l’avversario. Tanti lo temono, passano la palla o la buttano via pur di non tentare un dribbling. Dobbiamo insegnare loro che possono sbagliare il dribbling 10, 20, 100 volte, ma poi ci riusciranno. È un insegnamento anche per la vita: non pensare “non sono capace”, ma tentare finché non si arriva all’obiettivo.

Cosa è la prima cosa che dice ai ragazzi all’inizio dell’allenamento?
Li faccio sfogare. Anni fa, il percorso della giornata del bambino era scuola > strada o cortile > campo da calcio. Oggi, più spesso, è scuola > casa o corso > campo da calcio. Arrivano che hanno voglia di correre, di sfogarsi, e glielo lasciamo fare, prima di iniziare l’allenamento vero e proprio.

Si sente, il legame del Cgb con la parrocchia?
La parrocchia è la proprietaria della Polisportiva e il legame si deve sentire. Noi facciamo di tutto affinché sia chiaro che il Cgb è parte della parrocchia.

Come si concretizza, nella pratica?
Soprattutto con don Leo Porro abbiamo creato un rapporto stretto. Ha molti impegni, ma fa sentire la sua presenza, viene spesso al Cgb e questo serve a tutta la società che altrimenti, senza una proprietà presente, rischia di andare ciascun settore per la propria strada. Inoltre, ho in mente un caso in cui avevamo un problema con un ragazzino, ne ho parlato a don Leo e lui ci ha aiutati a dialogare con la famiglia nel modo corretto.

Qual è il futuro del Cgb calcio?
Siamo sempre in crescita, gli allenatori sono gente seria e preparata, abbiamo oltre 400 atleti. Vogliamo continuare ad essere, sempre più, il punto di riferimento per lo sport a Brugherio.

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