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Il sindaco al 25 aprile: Xenofobia, razzismo, sulle macerie delle relazioni serve una nuova rivolta morale

Il corteo del 25 aprile 2019 davanti al Monumento ai caduti di via Vittorio Veneto

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Il sindaco al 25 aprile: Xenofobia, razzismo, sulle macerie delle relazioni serve una nuova rivolta morale

Una folla piena di bandiere tricolori, guidata dalla banda di San Damiano, ha sfilato per la città giovedì 25 aprile, anniversario della Liberazione. Diverse le autorità presenti: tra loro il sindaco Marco Troiano che ha pronunciato al termine del corteo un discorso particolarmente impegnativo (qui il testo integrale) e che può «dare fastidio» o «irritazione», per usare le sue stesse parole.

Il 25 aprile, ha detto, «è la data di fondazione della nostra democrazia», affermazione «messa in discussione dai nostalgici del fascismo». Sgomenta, ha aggiunto, «che ci siano rappresentanti delle istituzioni» che «hanno scelto di disertare le celebrazioni o le hanno silenziate». E allora, ha proseguito, «pronuncerò parole che potranno colpire o dare fastidio» anche «stimolato da alcune recentissime parole dell’Arcivescovo di Milano», mons. Mario Delpini.

L’attualità del 25 aprile, ha detto Troiano, «sta tutta nella dimensione dell’impegno come singoli e come collettività». Perché «ci stiamo smarrendo. Il nostro mondo è segnato da guerre e disuguaglianze, stiamo consumando le risorse della terra senza pensare al futuro» e «rischiamo di essere la prima generazione che lascia alla successiva un mondo peggiore di come lo ha ereditato».

L’Italia e l’Europa «sono attraversate da una crescente e violenta deriva razzista, xenofoba e antisemita. I nazionalismi, causa delle due guerre mondiali, si stanno ripresentando in modo particolarmente preoccupante». E ancora: «Abbiamo smarrito il senso della legalità», abbiamo «perso la capacità di ascoltare», abbiamo «sdoganato non solo le fake news, ma anche la cattiveria e l’insulto».

Viviamo «solo la dimensione dell’immediato, senza nessuna capacità di slancio sul futuro» e viviamo «relazioni all’insegna della regola del più forte», «pretendiamo un servizio perché “paghiamo le tasse”, come se contribuire alle necessità di tutti non fosse un nostro dovere, ma un piacere che facciamo agli altri». Viviamo «di pettegolezzi e non di relazioni autentiche». Giriamo la testa di fronte ai drammi della storia, quelli grandi che vediamo in tv e quelli piccoli che incrociamo ogni giorno per le strade della nostra città. Preferiamo gli slogan a buon mercato ai ragionamenti».

E dunque, lo slancio proposto dal sindaco è di «recuperare i valori della nostra democrazia, quella fondata sulla rappresentanza, sulla partecipazione, sul rispetto della persona umana, sull’accoglienza, sull’affermazione piena della legalità e sul rifiuto della violenza». Dobbiamo, aggiunge, «tornare a sentirci e riconoscerci come una comunità di vita, cioè tornare a condividere valori, prospettive, diritti e doveri, a pensarci dentro un futuro comune da costruire insieme».

Dobbiamo «ricostruire sulle macerie, esattamente come i partigiani degli anni della Liberazione e della Resistenza. Allora le macerie erano quelle degli edifici distrutti dalla guerra, oggi le macerie sono quelle delle nostre relazioni. E c’è un solo modo per ricostruire. Prenderci l’impegno a farlo. Ora, da subito»

Dobbiamo, conclude, «fare in modo che, ancora una volta, la maggioranza silenziosa che vuole che le cose cambino prenda il sopravvento rispetto alla minoranza che sta inquinando le nostre relazioni. Dobbiamo riprendere il coraggio di metterci in cammino e provocare una nuova rivolta morale».

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