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Amori, guerre padri spariti e una tomba fuori posto. Al cimitero vecchio con #conoscibrugherio

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Amori, guerre padri spariti e una tomba fuori posto. Al cimitero vecchio con #conoscibrugherio

visita cimitero vecchio #conoscibrugherio

«Chiamiamolo “cimitero storico”». Esordisce così, Raffaele Corbetta, parlando del cimitero vecchio di viale Lombardia. Camposanto di cui conosce diversi segreti, svelati alle persone che hanno partecipato alla visita organizzata per #conoscibrugherio dall’associazione Kairós. Il primo mistero è evidente, davanti agli occhi di chi entra dal cancello principale. Una decorazione a forma di svastica sulla facciata della cappella dedicata a caduti e dispersi della Prima guerra mondiale. «Omaggio – si è chiesto Corbetta – di epoca fascista all’alleato Hitler? Più probabilmente no. L’archivio parrocchiale testimonia che questa cappella era già presente nel 1923-24, quando vi furono trasportate 5 tombe dall’antico cimitero di via Vittorio Veneto (del quale oggi rimane a ricordo una croce all’angolo con viale Lombardia)». Dunque quella svastica «è un semplice elemento di augurio, simboleggia il Sole e la risurrezione in diverse culture orientali e, chissà perché, è stata posta su questa facciata».

Il papà ritrovato
Le storie dei defunti si intrecciano con quelle dei vivi. Diversi anni fa, racconta l’ex assessore, «in occasione di una commemorazione fui avvicinato da un uomo residente nel lecchese. La madre, nubile, gli aveva detto che suo padre era un soldato brugherese mai tornato dalla guerra». Ma il nome riferito dalla mamma non c’è sul monumento ai caduti di via Veneto. È immaginabile lo stato d’animo dell’uomo, timoroso che la storia sul padre fosse un’invenzione. Finché, ricorda Corbetta, «l’ho accompagnato qui, dove ne ha trovato il nome tra i dispersi, commuovendosi».

Storie alla don Camillo
A sinistra della cappella centrale si trova il luogo di sepoltura di diversi sacerdoti, dallo storico Nova (parroco dal 1838 al 1878) a don Franco Perlatti a don Camillo Giavini fino a don Amilcare Tentori «grazie al quale decine di ragazze si sono fatte suore». C’è una lapide ma non il corpo del vescovo Beretta, brugherese sepolto in India dove svolse il suo compito pastorale. A una decina di metri, nel prato verde, una tomba è evidentemente fuori posto, fuori dalla fila, sola. È quella della mamma di don Perlatti, scomparsa nel 1963 e messa in “terra comune”, insieme a molti altri. Quando le tombe di quell’area furono rimosse per essere spostate nei colombari, «il sindaco fece per lei uno strappo alla regola affinché potesse restare vicina al luogo dove, anni dopo, sarebbe stato seppellito il figlio sacerdote. Era il sindaco Cerioli, del partito comunista: una vicenda alla Peppone e don Camillo».

Sindaci, vigili, eroi
Poco a lato, sul muro Sud, sono appoggiate le tombe di più antica data, fine ‘800. Come quella della famiglia Viganò, con una rosa fresca appoggiata in settimana dalle “alunne 1941” a ricordo della loro storica maestra. In fondo alla fila, mostra Corbetta, «c’è la tomba di un soldato tedesco. Perché si trovi qui, non lo si sa». Diverse cappelle di famiglia hanno nomi ancora oggi noti (Santini, Cazzaniga, Gatti, Balconi con il podestà fascista Ercole, …). Molte tombe sono trascurate, mentre «pulitissima – fa notare – è quella del primo storico vigile brugherese, Cerri, agente unico dal 1920 al 1952. Cura la lapide il Comando dei vigili in segno di stima e gratitudine». Diversi sindaci e personaggi illustri si trovano nel cimitero vecchio. «Il più insigne è forse il chirurgo Paolo Veladini, eroe delle 5 giornate di Milano e protagonista dei moti del 1853 per i quali fu imprigionato, in ceppi, in Ungheria». Non è l’unico Veladini nel camposanto. Tra i molti, c’è anche Curzio, morto in Sudafrica nel 1972. Cosa ci fa a Brugherio? «Fu personaggio particolare, perse al gioco le fortune di famiglia e fu costretto a fuggire in Africa, dove poi morì in circostanze misteriose. Ma un’amica d’infanzia, Bice Cazzaniga, ne riportò le spoglie, dato che la famiglia, in rovina, non se lo poteva permettere». “Solo amicizia, per un gesto così importante?” chiede una signora al termine della visita. Corbetta allarga le braccia e sorride: «Chissà, Bice restò nubile tutta la vita, non sappiamo quali sentimenti provasse per Veladini».

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