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Gli auguri del parroco don Vittorino (e della redazione: ci vediamo a gennaio) “Nel tempo del Natale sentiamoci amati anche nei giorni più bui”

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Gli auguri del parroco don Vittorino (e della redazione: ci vediamo a gennaio) “Nel tempo del Natale sentiamoci amati anche nei giorni più bui”

Ci associamo alle parole del parroco, don Vittorino Zoia, per augurare a tutti i lettori buon Natale e felice anno nuovo. NoiBrugherio torna in distribuzione da sabato 14 gennaio.

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di don Vittorino Zoia, parroco

Carissimi Brugheresi, siamo vicini al Natale di Gesù, ad un tempo attraversato, come ormai secondo tradizione, da tante iniziative, da tante caratteristiche: dalle luci, ai regali, agli acquisti, ai preparativi di ogni genere. Dalla cucina al cuore, potremo dire. E allora mi sono fatto una domanda, se permettete, che auguri posso e desidero fare, a tutti voi indistintamente?
Ecco, prendo spunto da un libro che ho già ricordato in questi anni passati. È un’opera del filosofo e romanziere, sedicente agnostico, Jean Paule Sartre, “Bariona o il figlio del tuono”, uno scritto per il Natale dei cristiani e dei non credenti. Ad un certo punto, nel suo libro dice così: se un dio si fosse fatto uomo per me, io l’amerei con l’esclusione di tutti gli altri, ci sarebbe come un legame di sangue tra lui e me, e la mia vita non sarebbe troppo lunga per dimostrargli la mia riconoscenza.

In fondo, questo sogno di Sartre ci dice il sogno, il desiderio, che troviamo anche nella sapienza greca, come Platone. Lo troviamo anche nella scrittura sacra: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi”, è un desiderio, è un sogno, è un presentimento, che è accaduto. Questa è una semplice, ma reale verità.

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Di fatti, questo sogno, questo desiderio questo presentimento, non resta inevaso. Bensì, nella semplicità e nella debolezza di quella nascita, alla luce della Pasqua, alla luce della testimonianza dello spirito della vita, attraverso la vita della Chiesa, possiamo riconoscere il bambino come la carne di Dio. Mi viene la pelle d’oca, quando penso e medito e guardo questa scena: un Dio bambino, l’infinitamente grande, che si fa piccolo, si mette nelle nostre mani. Un mettersi nelle nostre mani che si compirà sulla Croce del calvario. Non a caso, nel presepe che abbiamo fatto in parrocchia, qui a San Bartolomeo, Gesù è posto in una croce fatta coi legni dei barconi dei migranti. Una croce che viene da Lampedusa. Sulla croce c’è la verita evangelica, la nascita, l’essere il Dio con noi che si compirà nel Dio per noi, che ci dice che questo Dio ci ama follemente, non trattiene niente per sé, e si mette in mezzo a noi, e sta con noi nella forma che San Giovanni, nella sua prima lettera, potrà dire: Dio è Amore.
Nell’anno giubilare, diciamo grazie a Papa Francesco per averci richiamato, con forza, passione, parole e gesti e scelte a questo volto di Dio, che vediamo già risplendere in questo bambino avvolto in fasce dentro una mangiatoia.
Il mio augurio è che davvero questa nascita, che salva le nostre nascite, perché ci sentiamo amati e accompagnati anche nei momenti più oscuri e più difficili, sia davvero, e rappresenti per ognuno, quella gioia che è annunciata nella Notte Santa, e che annuncia una grande gioia.

Sartre diceva che non sarebbe sufficiente una vita per essere riconoscenti a questo Dio. Ma Dio, come sempre, non si risente della nostra eventuale smemoratezza, o poca gratitudine: per Dio ciò che conta è sapere che l’uomo è amato per sempre, che Lui lo ama ed è in mezzo a noi, con un unico desiderio: farci vivere la sua vita già da ora e per sempre.

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