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Pietro Beretta: «Quattro idee per sconfiggere la ludopatia»

Cronaca

Pietro Beretta: «Quattro idee per sconfiggere la ludopatia»

«Totip, schedina, Lotto. L’Italia è sempre stata un popolo di giocatori. Ma adesso forse è utile avere qualche attenzione in più». Lo afferma Pietro Beretta, titolare del bar sport di piazza Roma, attività di famiglia nella quale è cresciuto.

I polipi delle videoslot
Ogni giorno dal bancone vede giocare alle sue tre “newslot” (è il nome dei dispositivi che hanno sostituito i vecchi videopoker, oggi illegali) persone che lo fanno per divertimento e qualcuno che sembra essere andato oltre. «Ad esempio – spiega – chi, tipo polipo, vuole giocare contemporaneamente su tre newslot. È un segno che c’è qualcosa che non va: io lo proibisco nel mio locale». Anche a costo di perdere un cliente perché «per questo limite, come quello della maggiore età obbligatoria che verifico rigorosamente, spesso mi sento rispondere “altrove me lo lasciano fare”». Secondo Berettà è inutile aspettarsi, come chiedono realtà impegnate sul tema (la Caritas su tutte) che lo Stato spenga le slot: «Sono una delle principali fonti di introito. Allora impariamo a gestirle, per evitare che persone a rischio si rovinino».

«Iniziamo nelle scuole»
Il Comune ha attivato diverse iniziative «forse un po’ troppo a spot e non abbastanza continuative», a detta del barista. Tra queste, «è ottima la formazione nelle scuole – continua Beretta, che è rappresentante dei pubblici esercizi brugheresi presso la Confcommercio di Monza – perché la ludopatia è da intendere in senso lato: vogliamo dire qualcosa ai ragazzi che passano le giornate a giocare col cellulare o con le consolle?».

Quattro proposte al Comune
Si potrebbe fare di più, aggiunge, «sul fronte dei regolamenti, così da dare anche al barista la possibilità di fermare un cliente con un appoggio normativo». Quattro esempi concreti sono «proibire le macchinette cambiasoldi, così che il giocatore debba andare alla cassa a cambiare le banconote e, forse, alla quarta volta capisce che non è più il caso. Oppure mettere le videoslot in luoghi ben visibili, così che un parente o un amico si accorga se un giocatore passa la giornata davanti allo schermo». O ancora «proibire il gioco contemporaneo su diverse macchinette e, infine, vietare il cosiddetto “blocco”: chi gioca al mattino e chiede al barista di fermare in qualche modo la macchinetta perché torna a giocare in pausa pranzo, lì da dove ha interrotto. Secondo me questo è un segno che qualcosa non va».

«Ho finito le monete»
Restando un’ora martedì mattina nel bar sport, si vede andare alle macchinette solo una persona, sembra giocarsi il resto del caffè, un minuto, e se ne va. «Io guadagno poco dalle videoslot – ammette Beretta – ma è meglio così, voglio che rimanga un gioco: ho la coscienza a posto». Cosa si fa quando si vede un giocatore che spende molto? «Si finge che siano finite le monete da cambiare, o si usano altri piccoli espedienti simili».

Le responsabilità del bar
È giusto, sostiene Beretta, «che il barista si assuma delle responsabilità ed è giusto che sia punito il collega che ad esempio lascia giocare i minori o vende loro i gratta e vinci: è una cosa gravissima. Anche il Pubblico potrebbe però fare di più, con regole più concrete, paletti chiari». Ed evitando, aggiunge, «che il gioco semplicemente si sposti online, fuori controllo».

Domenica senza giochi
La domenica, le newslot del bar sport sono spente: «Un giorno c’erano le bancarelle e un venditore ha passato più tempo a giocare piuttosto che in piazza al suo gazebo. Lì ho deciso che di domenica si stacca la spina».

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