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Politici divisi su coppie gay e adozione

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Politici divisi su coppie gay e adozione

Consiglio comunale del 27 marzo 2015

Neppure un tema cosiddetto “di coscienza” scardina le dinamiche di contrapposizione tra maggioranza e minoranza. L’Ordine del giorno proposto da Roberto Assi è stato infatti bocciato all’unanimità da Pd, Sel e Brugherio è tua (15 voti), ricevendo i voti a favore (7) dell’opposizione. Chiedeva in sostanza all’aula di esprimersi, con una lettera al Presidente della Repubblica, in merito al ddl Cirinnà in discussione in Parlamento. È stata l’occasione per capire cosa ne pensano i partiti brugheresi del tema.

Angelo Chirico, che ha parlato a nome di Brugherio è tua!, si è detto contrario ad affrontare un tema «così complesso» nel modo previsto dal Consiglio, vale a dire con interventi di massimo 5 minuti a testa, annunciando anche per questo una bocciatura del documento. «Ciò che vediamo sui media in merito – ha poi aggiunto – ci mostra l’incapacità palese italiana di affrontare i grandi temi, sui quali serve un confronto tra cittadini che vada al di là delle appartenenze». In particolare su questo argomento, ha proseguito, talmente complesso che «anche nelle realtà confessionali ci sono posizioni diverse». Parlare di diritti «non è un derby» tra partiti ha sostenuto precisando che «il grande tema dei diritti si gioca sulla stepchild adoption: una definizione che rivela debolezza di pensiero, parole mascherate che non sappiamo usare». Se il punto fondamentale è dunque quello delle adozioni, ha concluso, «sono pronto a un confronto più approfondito».

Massimiliano Balconi (X Brugherio), definendo l’Odg «opportuno e adeguato», ha affermato come «tutti siamo d’accordo che due persone dello stesso sesso possano amarsi e vivere insieme. Ma bisogna avere il coraggio di dire che, se si vuole fare determinati passi, si deve prima cambiare la Costituzione». A suo dire, sulla stepchild adoption «è stata fatta una strumentalizzazione politica di un caso che è limitatissimo: 7.513 coppie di conviventi dello stesso sesso, con 529 figli». La paura, ha concluso, «è un’estensione generalizzata, come in Paesi che si ritengono più civilizzati, per cui una coppia omosessuale possa adottare un bambino. Iniziamo a risolvere la burocrazia che impedisce alle famiglie tradizionali di adottare figli».

Francesca Pietropaolo della lista Ronchi sindaco, premettendo di aver «lavorato nel teatro e visto in quell’ambiente tanti omosessuali» ai quali «mai toglierei il diritto di amarsi», ha aggiunto di avere una «visione del matrimonio cattolico e del matrimonio civile come di un’unione orientata a generare figli». Un bambino senza genitori «deve avere un nuovo papà e una nuova mamma». Restiamo, ha concluso, «nei confini giuridici che difendono chi non può farlo da solo».

Pietro Virtuani, per l’occasione portavoce del Partito Democratico, ha parlato di «odg arrogante» in quanto «la Repubblica è dotata di strumenti che sappiano valutare la costituzionalità delle leggi, non deve insegnarglielo il Consiglio comunale di Brugherio». Il lavoro sulle unioni di fatto, ha rivendicato, «non è il matrimonio e il Parlamento sta lavorando appunto per marcare una differenza. Siamo d’accordo su tutelare i bambini, la stepchild adoption dà responsabilità al coniuge». Ampliando poi la riflessione, Virtuani si è detto stupito di questa difesa della famiglia da parte di forze politiche che «in Regione [Lombardia ndr] hanno tagliato tutta una serie di servizi a favore delle famiglie, al contrario del Governo». Secondo il segretario provinciale del Pd, il suo partito «in Parlamento sta lavorando su una legge che nella maggior parte dei Paesi c’è già».

Stefano Manzoni della Lega Nord, sottolineando la delicatezza del tema, ha affermato che «il ddl Cirinnà parla di adozione, ma anche di reversibilità della pensione e di concedere tutti i diritti di una famiglia normale». Si può avere, ha aggiunto, «il diritto di amare. Discutiamo anche di altri diritti, ma la famiglia nella concretezza ha un padre e una madre».

Francesca Feraudi di Sinistra ecologia libertà, parlando di «Odg agghiacciante», ha denunciato l’Italia come «fanalino di coda dell’Europa riguardo ai diritti civili delle persone». Aggiungendo poi che «i femminicidi avvengono all’interno delle famiglie tradizionali», ha sostenuto che «bisogna tutelare i diritti del bambino adottato, ma chi si può arrogare il diritto di dire che una coppia omosessuale non sa tutelarli?». Dichiarando poi di vivere in una «famiglia tradizionale, con due figli ed un marito sposato da 24 anni», Feraudi ha citato alcuni casi a lei molto vicini che, a suo dire, sosterrebbero la necessità di regolamentazione secondo il ddl Cirinnà. «Mio padre – ha affermato – ha dovuto sposarsi, a 76 anni, perché la compagna con cui viveva da 16 non avrebbe altrimenti potuto entrare in ospedale con lui. Mia sorella, di cui sono orgogliosa, ha dovuto sposarsi per adottare una figlia: un atto formale», ha aggiunto, lasciando intendere sarebbe stato uguale per la figlia e la coppia se non fosse avvenuto. «Mio zio acquisito – ha infine aggiunto – è sposato felicemente da 8 anni con il suo compagno, non certo in Italia».

Carlo Nava, diversamente dalle sue abitudini, ha letto un testo, probabilmente per pesare meglio le parole di un tema che ritiene delicato: «Nei fiumi di parole di questi giorni, pochi giorni fa – ha detto – ho sentito da un’autorità religiosa la frase più chiara sull’argomento: non è diritto di tutti avere un figlio, ma diritto di ogni figlio avere un padre e una madre perché la famiglia è un fatto antropologico, non un’idea. Per me, valore non negoziabile». Da dove si traggono questi nuovi diritti?, si è chiesto, rispondendo che «ciascuno pesca in ultima istanza in esigenze profondamente umane: il bisogno di amare ed essere amati, il desiderio di essere padri e madri, la ricerca della propria identità». E dunque, «è necessario il rispetto per una posizione umana che cerca le risposte a un proprio bisogno, a un desiderio di realizzazione umana ed affettiva». Concludendo con un appello per evitare contrapposizioni perché «non abbiamo bisogno di muri, ma di ponti».

Vincenzo Panza di Progetto Brugherio ha parlato di «tema delicatissimo che ha in sé innumerevoli sfumature e credo lasci in ciascuno dei dubbi». Guardando avanti, ha aggiunto, «mi sono chiesto che generazione stiamo formando: mai vorrei che un ragazzo avesse sulle spalle la definizione di “figliastro adottato”». Questo odg, ha poi affermato, «è uno strumento nuovo per far sentire la nostra voce, per il poco che serve, anche sul tema della famiglia». Anche se, ha concluso, «il nostro Paese ha ben altri problemi».

Il proponente Roberto Assi (Brugherio popolare europea), ha esordito dicendo che «l’arroganza e la violenza si trovano nell’affermare ciò che è falso: che il ddl Cirinnà colmi lacune legislative e non istituisca unioni parificate, in fatto e in diritto, al matrimonio». Con una differenza, ha aggiunto: «Il ddl “istituisce”, la Costituzione “riconosce” la famiglia, istituzione naturale precedente anche alla Costituzione stessa. Ben diverso è inventarsi qualcosa di nuovo». Il timore espresso dal consigliere è che quello previsto dalla nuova normativa «sarà il matrimonio di serie A, mentre quello che conosciamo finora sarà il matrimonio di serie B».

Il sindaco Marco Troiano non è intervenuto nel dibattito, mentre era assente Andrea Monachino del Movimento 5 stelle.

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