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L’arte che mostra il segreto del Natale

Comunità Pastorale

L’arte che mostra il segreto del Natale

La relazione tra parola e immagine costituisce il tema fondante la civiltà occidentale.
Se per il mondo ebraico Dio si rivela al suo popolo essenzialmente attraverso la parola, nella fede cristiana egli si rende visibile in un uomo: Gesù, il Cristo, il Logos. Con l’incarnazione, Dio ha finalmente un volto. Con il dono dello Spirito, la storia di Dio diventa storia dell’uomo, e il volto di Dio assume il «tratto» di un volto umano, facendosi «ritratto».
La vita di Dio non abita più l’assoluta trascendenza dell’icona ma si cala nella nostra realtà quotidiana, descritta nell’arte secondo la prospettiva lineare che invita l’uomo a una riflessione sul senso del tempo. Siamo alle origini della nostra visione del mondo.

Una visione interdisciplinare
Ripercorreremo la storia di questi passaggi, in una riflessione interdisciplinare che unisce arte, teologia, filosofia e antropologia. A partire da questo assunto, Cristo sarà rappresentato secondo diverse tipologie, dal Christus gloriosus al Christus patiens… Passando attraverso le raffigurazioni del Rinascimento, si giungerà al Novecento, dove il volto di Gesù, spesso sfigurato e lacerato, incarna i drammi dell’uomo contemporaneo.

L’autoritratto di Dürer
Tra le opere alle quali ricorro per ricostruire questa straordinaria «storia dell’immagine», la più espressiva è l’Autoritratto di Albrecht Dürer.
Infatti il noto pittore tedesco del ‘500, dipingendo il proprio volto, fa coincidere i lineamenti del proprio volto con quelli del volto di Cristo. Sotto il proprio Autoritratto, scrive: «Io, Albrecht Dürer di Norimberga, all’età di 28 anni, con colori eterni ho creato me stesso a mia immagine». Il ritratto del pittore tedesco diventa così simbolo di una nuova creazione, della coscienza di una profonda dignità umana che affonda le proprie radici nella fede cristiana». La vita di Dio ormai non abita più l’assoluta trascendenza dell’icona, ma si cala nella realtà quotidiana, descritta nell’arte secondo la prospettiva lineare che invita l’uomo a una riflessione sul senso del tempo. Siamo alle origini del soggetto moderno. La presenza di Cristo nella storia opera una vera e propria rivoluzione antropologica: «Gesù diventa il perno attorno al quale ruotano le vicende umane. L’incontro con Gesù, che può avvenire anche nei momenti più inaspettati della vita quotidiana, trasforma l’uomo in soggetto, in un artefice del proprio destino». È questo il centro della «storia dell’immagine».

Parola e Immagine
Sul significato di questi due termini la tradizione classica grecoromana e quella ebraico-cristiana hanno elaborato riflessioni teologiche e filosofiche fondamentali per la comprensione della cultura e della
spiritualità occidentali.

Il loro rapporto è sempre stato difficile da delineare, ma ha attraversato tutta la storia dell’Occidente: in che modo Dio si fa conoscere? Attraverso la parola o grazie all’immagine? Come attestano le scritture ebraiche, Dio si dà a conoscere al popolo ebraico attraverso la sua parola, per rivelarsi pienamente in Gesù Cristo, Parola che si fa carne. Con l’incarnazione, infatti, Dio prende forma umana e il suo volto assume il “tratto” di un volto d’uomo, quello di Gesù di Nazareth, che diventa “ritratto” e rivela il Padre. Il Logos invisibile si rende così visibile. A partire da queste considerazioni metterò in luce le diverse modalità con cui Dio è stato rappresentato nel corso dei secoli, all’interno della storia dell’arte occidentale. Prendendo le mosse dalla tradizione figurativa medievale, dove è prevalente la rappresentazione di Cristo come Signore del mondo, e passando attraverso quella rinascimentale, dove invece il ritratto di Dio diventa più umano, si giungerà al Novecento, dove il volto di Gesù, spesso sfigurato e lacerato, incarna i drammi dell’uomo contemporaneo.

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