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Norme semplificate per la cura della città

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Norme semplificate per la cura della città

Il Comune semplifica le procedure per farsi aiutare dai cittadini. Chi vorrà prendersi cura della cosa pubblica potrà presentare un progetto e, con spirito solidaristico (senza essere pagati), farsi carico di un pezzetto della città. È la sintesi del “Patto di collaborazione civica, amministrazione condivisa e servizi di cittadinanza attiva” il cui regolamento è stato approvato in Consiglio comunale lo scorso venerdì.

«Sostanzialmente all’unanimità – rifereisce la presidente del Consiglio comunale, Melina Martello – dato che si è astenuto il solo Stefano Manzoni in quanto, al debutto in Consiglio, ha giustamente ritenuto di non avere gli elementi per votare con completezza». Il progetto, prosegue, nasce da una proposta «presentata da Andrea Monachino, consigliere del Movimento 5 Stelle, approvata dall’aula a luglio. Essere arrivati in pochi mesi al regolamento è un buon segno». Il documento non precisa i dettagli delle procedure da seguire, rimandandoli ai singoli settori comunali di riferimento, ma, assicura Martello, «semplifica di molto le procedure da seguire e soprattutto riconosce ufficialmente, legittima e dà visibilità a chi vuole contribuire alla cura del bene comune». Accade già da tempo che gruppi di genitori si organizzino, ad esempio, per piccole manutenzioni nelle scuole, o attività simili. Il nuovo regolamento approvato dal Consiglio, riconosce questi gesti e apre il campo ad altri. «A seguito di progetti – tiene a precisare la presidente – presentati in Comune e approvati dagli uffici di riferimento, per dare coerenza alle azioni in città».

Il voto apre anche la strada al cosiddetto baratto amministrativo. Chi non riesce a pagare alcune tasse locali, può saldare parte del debito con lavori di pubblica utilità. «Non significa – precisa Martello – che si può evitare di pagare le tasse, rimandando il saldo a successivi lavoretti. È una procedura che sarà applicata solo a casi particolari e limitatamente a chi ha redditi più bassi».

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