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150esimo: Anni ‘70, Candy sogna la grande pallacanestro

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150esimo: Anni ‘70, Candy sogna la grande pallacanestro

Senza nulla togliere ad altre discipline, è innegabile che lo sport in cui Brugherio ha raggiunto i risultati più importanti sia stato il basket.

Le origini
Le radici del movimento locale vanno ricercate nel quartiere di Sant’Albino, dove dal 1949 al 1962 i rosso-neri di casa si fecero onore, appendendo la casacca al fatidico chiodo dopo aver raggiunto il “nazionale” di secondo livello (sorta di serie B regionale).

Nel settembre 1962 la squadra monzese mutò infatti nome, trasferendo canestri e scarpette a Brugherio, sotto l’egida del C. S. Candy. Un vigoroso, per nulla delicato candeggio in lavatrice trasformò in azzurro-gialle le magliette, e al resto pensò la nuova, ambiziosa mentalità aziendale, che fece rotolare la vecchia epopea sulla china della nostalgia. Iniziarono così anni di battaglie sotto canestro, di semiprofessionismo più o meno mascherato, con la stagione 1968-69 a fare da spartiacque, visto che proprio da lì si beneficiò di un campo coperto (situato proprio nello stabilimento Candy), che due anni dopo cedette il posto al nuovo Palazzetto dello Sport.

Bandiere della squadra furono, fra gli altri, Mastrangelo, Marisi, Rago, Buschi, Musetti e Tommasini. Coach della formazione fu nel 1971-72 Valerio Bianchini, poi c.t. della nazionale e vincitore di due Coppe dei Campioni e di tre scudetti. In anni in cui Brugherio contava circa 20.000 anime, una media di 2.000 spettatori affollava le tribune nei match casalinghi.

Dopo alcuni piazzamenti di prestigio in serie B (4° posto nel 1969-70, 3° posto nel 1971-72), il canto del cigno avvenne nel 1973-74, quando il testimone passò dalla Candy (in momentanee ristrettezze finanziarie) alla multinazionale svizzera Panda.In quella stagione i brugheresi finirono secondi, guadagnandosi l’accesso ai playoff validi per la promozione in serie A. Ma la Panda, che nel giro di pochi mesi era precipitata in una crisi irreversibile, aveva già deciso di smobilitare la squadra (che si presentò all’appuntamento clou svogliata) e di chiudere per sempre la società.

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