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Centro d’ascolto Caritas, due su cinque sono italiani

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Centro d’ascolto Caritas, due su cinque sono italiani

Più stranieri che italiani, soprattutto donne. La richiesta più importante? Sempre quella del lavoro. Sono i numeri del Centro di ascolto Caritas di Brugherio, uno degli avamposti della solidarietà in città (martedì 17-19 sabato 14-16, via Filzi 2, tel. 328.1563969). C’é un dato, pesantissimo, rispetto al passato: nel 2011 gli italiani che bussavano alla porta della Caritas erano il 16 per cento. Se poi si vanno a prendere i numeri dal 2001 si scopre che sonopassati dal 22 per cento al 40 di quest’anno.Praticamente 2 su cinque sono italiani.
Livio Campara, volontario del Centro d’ascolto ci accompagna a conoscere questa realtà: «Le persone che vengono da noi – racconta – devono superare una barriera di difficoltà nel venire a chiedere. A volte hanno bisogno di essere accompagnate nel fare emergere le proprie necessità, un esercizio difficile». Una sorta di “sblocco”: si fa fatica a dire il proprio disagio in maniera semplice e veloce.

Dai 30 ai 50 anni
Il centro di ascolto ha aumentato il suo organico, dopo che lo scorso anno era stato fatto, anche dalle colonne di Noi Brugherio un appello per nuovi volontari. Questo ha portato a seguire meglio le situazioni. A cominciare dalla crescita degli italiani:« Sono un gruppo consistente, sì. Sono aumentati negli ultimi anni – spiega ancora Campara – sono tutte persone che hanno una famiglia, in gran parte dai 30 ai 50 anni, il gruppo che sta soffrendo di più la crisi. Facevano gli operai, i muratori. Sono rimasti senza lavoro perché queste aziende che spesso sono anche piccole, han subito la crisi e lasciano a casa quando sono in difficoltà». Ma sono soprattutto le donne, dicono i dati, a chiedere il lavoro. «Casalinghe o persone che facevano lavori come la badante o la baby sitter, imprese di pulizia».

Il lavoro, la prima richiesta
È il lavoro la prima richiesta: «Grazie alla ripresa del Fondo famiglia lavoro (iniziativa della diocesi di Milano attiva da alcuni anni per aiutare le persone in difficoltà, ndr) da gennaio a giugno abbiamo ricominciato la distribuzione dei contributi – continua a raccontare – . Le richieste del Fondo però sono state inferiori rispetto all’anno scorso e questo ci ha fatto sperare che alcune situazioni erano migliorate. C’è stato però il ritorno di persone che l’avevano chiesto 2 anni fa». E nello spirito del rilancio del Fondo, voluto dal cardinale Scola, «Abbiamo segnalato alcune situazioni di possibile avviamento al lavoro, attraverso una nuova formazione».

I dati nazionali
Anche Caritas internationalis ha presentato, venerdì in Expo, i dati aggregati dei Centri d’ascolto italiani. Il 58,1% di chi vi si rivolge è di origine straniera, il 52,2% da donne, 70% tra 25 e 54 anni, 48,6% coniugati. Aumentano (+4,1%) gli italiani. «La povertà – hanno detto i responsabili dell’indagine – intacca il diritto al cibo anche in Italia, dove il disagio alimentare è cresciuto più che in tutti gli altri paesi europei». Da qui la proposta al Governo «del reddito di inclusione sociale. La misura prevede non contributi a pioggia, ma condizionati a formazione e ricerca del lavoro».

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