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Noi Brugherio

Ecco l’Expo che parla brugherese

Cronaca

Ecco l’Expo che parla brugherese

di Jessica Fossati Lucrezia Buongiorno

Expo è partita sotto i migliori auspici. Moltissimi visitatori, padiglioni affascinanti, entusiasmo. C’è un po’ di Brugherio dietro le quinte dell’evento: lo raccontano le tre storie di giovani brugheresi raccolte in questa pagina: c’è chi ha realizzato un giardino verticale, chi ha curato la sicurezza della cerimonia inaugurale, chi è attivo con l’università Bicocca nel padiglione delle Maldive. E in città, cosa si pensa di Expo? La risposta la danno Sara Pasinelli e Alessia Figueroa. Le due alunne della 2B della scuola Leonardo, infatti, hanno intervistato 40 persone per un mini-sondaggio locale, scaturito dall’iniziativa “NoiBrugherio nelle scuole” di inizio anno. «Vista l’importanza di questo evento – spiegano le due ragazze – abbiamo pensato di raccogliere delle opinioni tra i cittadini brugheresi: 20 adulti di età compresa tra i 30 e i 60 anni, 10 giovani dai 20 ai 29 anni e 10 adolescenti dai 13 ai 16 anni».
Il 60% degli intervistati definisce Expo un “evento positivo”, per lo più perché fa muovere l’economia (67%), ma anche perché crea posti di lavoro (33%).
Per il 15% degli intervistati è un evento neutro, mentre per il 25% è un “evento negativo”: la metà di questi motiva l’opinione con la “cattiva organizzazione”, seguito dallo “sfruttamento di chi ci lavora”. Tra i motivi per cui i brugheresi visiterebbero Expo stravince la curiosità (53%) seguita da interesse sui temi (26%), lavoro (15%).

Luca Sangalli: Un giardino verticale di 300 metri

C’è il lavoro di Luca Sangalli dietro agli oltre 300 metri quadrati (foto sopra) di parete verde verticale del Future Food District della Coop in Expo. Sangalli, giardiniere presso una piccola azienda di Agrate, è specializzato in questo tipo di installazioni. «Siamo abituati a lavori di questo tipo, ma raramente ci capita di realizzare pareti di queste dimensioni», ci spiega. «La cura di questo progetto ci ha coinvolti per circa un mese: in azienda abbiamo preparato i pannelli, le piante e gli impianti di irrigazione, mentre sul posto abbiamo assemblato il tutto». Un lavoro impegnativo che ha però permesso al brugherese di osservare“dietro le quinte” il grande cantiere Expo: «È stato emozionante vedere proseguire i lavori nei diversi padiglioni, passo dopo passo. Negli ultimi giorni poi l’atmosfera era decisamente frenetica: tutti lavoravano in fretta per cercare di finire nei tempi stabiliti».

Tecniche innovative
Tra gli aspetti positivi di questa esperienza, anche la possibilità di confrontarsi da vicino con nuovi metodi di coltivazione e nuove tecniche di lavoro : «Ad esempio, nel nostro padiglione ho potuto veder da vicino le cosiddette “coltivazioni idroponiche”, piante che crescono senza il bisogno dell’acqua. Molto interessante anche lo stand di Israele “Fields of tomorrow”, dove è stata realizzata una parete verticale che riproduce la vista dall’alto di campi coltivati».
La sua avventura ad Expo, però, non è in realtà ancora finita: insieme ai colleghi, tornerà ogni due settimane, dopo l’orario di chiusura, per i lavori di manutenzione, necessari per garantire ai visitatori un padiglione accogliente e… sempre verde.

Olga Manzoni: Inaugurazione in sicurezza

In molti abbiamo seguito dalla tv e dai giornali la grande festa di inaugurazione dello spazio Armani per Expo lo scorso 30 aprile, ma pochi immaginano che, dietro all’imponente organizzazione, ci sia anche il contributo di una brugherese. È Olga Manzoni, 26 anni, laureata in Architettura e collaboratrice dello studio Corrado Serafini di Milano. Il suo compito è stato quello di gestire le pratiche e i permessi necessari per lo svolgimento dell’evento, facendo da anello di congiunzione tra gli organizzatori e la Commissione Comune che valuta la sicurezza e la conformità. «Inizialmente eravamo stati chiamati solamente per presentare i progetti e far approvare l’agibilità degli spazi museali Armani/SILOS, compito che rientra pienamente nel lavoro che siamo abituati a svolgere tutti i giorni». La sorpresa arriva però con la richiesta di occuparsi anche della festa inaugurale, richiedendo i permessi, prendendo accordi con Comune, Polizia e questura, per garantire che tutto potesse avvenire nel rispetto delle norme. «Sia per me che per gli altri collaboratori era la prima volta che ci si occupava di un evento e non semplicemente di uno spazio» prosegue Olga. «Abbiamo quindi affrontato questa esperienza con molto entusiasmo, desiderosi di imparare qualcosa di nuovo». Oltre a questo, un altro progetto, commissionato dalla Rai, è stato portato avanti nell’ultimo mese proprio all’interno della fiera, nell’ Expo Center, padiglione dedicato ai media e alla comunicazione. Qui il lavoro di Olga è stato orientato, oltre che alla richiesta dei documenti necessari, anche alla gestione dei lavori e del cantiere, come ci spiega: «Il padiglione è caratterizzato da una grossa sfera, una struttura particolare che ha richiesto un coordinamento specifico. Abbiamo dovuto gestire i tempi di accesso delle varie imprese e le questioni logistiche, in modo tale da permettere a ciascuno di lavorare in sicurezza».

Jacopo Buongiorno: Come alle Maldive

Lavorare all’Expo, qualche giovane ci prova. Jacopo Buongiorno, brugherese di 25 anni, neolaureato in Giurisprudenza e col sogno di specializzarsi nel mondo del diritto internazionale, ha deciso di provare questo tipo di attività sfruttando la proposta dell’Università Bicocca. «Quando ho letto l’annuncio sul sito di facoltà ho pensato che fosse un’occasione giusta e unica per me. Ho mandato subito la candidatura» spiega. Si tratta di uno stage retribuito per lo stand “Maldive Bicocca”. Un gruppo di dieci ragazzi con la giusta preparazione e documentazione cercherà di valorizzare queste affascinanti isole, centro di ricerca e sperimentazione di Biologia marina dell’università milanese, spiegando ai visitatori tradizioni e cultura. «Ho deciso di buttarmi in questa avventura, come se fosse una sfida per me. Non sono fatto per il lavoro di ufficio, l’obiettivo è fare esperienza in eventi mondiali come può essere l’Expo, mettermi da parte qualche soldo per poi buttarmi nel sogno americano, studiando e specializzandomi all’estero».

 

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