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L’Unitalsi compie 65 anni di servizio

Comunità Pastorale

L’Unitalsi compie 65 anni di servizio

Il primo viaggio Unitalsi a Loreto nel 1948

Si ricorda tutto con molta chiarezza Maria Pessina.
Anche l’orario in cui è ufficialmente nata l’Unitalsi a Brugherio: «Erano le 15 del 14 maggio del 1950». Il fondatore, Giovanni Teruzzi.
Da allora sono passati 65 anni e oggi la signora Maria è una simpatica donna di 84 anni.
Racconta una storia che è fatta di vicinanza, amicizia e solidarietà accanto alla responsabile attuale dell’Unitalsi, Chiara Spessi.

Il racconto dell’inizio
«È stata Rosa Teruzzi a farmi iscrivere – continua Maria nel suo racconto – Mi disse: vuoi essere dell’Unitalsi? Ed io risposi: “Va bene, iscrivimi»
Andavano così le cose allora: non c’era troppo da pensarci, amicizia, fiducia, solidarietà, tutto contribuiva a creare un clima in cui qualcosa di totalmente nuovo poteva prendere forma.
Maria decide di buttarsi in questa esperienza, anche se solo pochi mesi dopo vivrà la sua prima esperienza di questa associazione: «Sono passati sei mesi prima che andassi a trovare il primo ammalato».

In ospedale
C’è un aspetto che differenzia quanto si faceva allora da quel che si fa oggi nell’Unitalsi.
Un particolare che dipende dai cambiamento sociale anche nell’aspetto dell’assistenza ai malati. È ancora Maria a spiegarlo: «Noi andavamo in ospedale a Monza a trovarli. Si partiva in tram e si stava con loro. Questo tipo di visita si faceva in due o tre persone».
Una volta al mese, era questo il modo di stare accanto agli ammalati.

I pellegrinaggi
Poi, ovviamente, anche allora come oggi c’erano i pellegrinaggi a Lourdes. Si facevano in treno, erano un momento che difficilmente si poteva dimenticare. «Io sono stata nel 1961 come dama – riprende il racconto Maria – lo ricordo come un bellissimo momento». E scherzando fa una battuta che rivela proprio la caratteristica comune di chi è stato in quei luoghi: si vuole sempre ritornare. «Ah io ci andrei anche oggi se me lo chiedessero». Maria, infatti, dopo il matrimonio, l’arrivo dei figli, si è potuta dedicare meno al volontariato in Unitalsi. «Ma c’é sempre stata e per noi è un punto di riferimento – tiene a precisare la responsabile brugherese Chiara Spessi».

L’associazione oggi
I malati nel 2015 si vanno a trovare soprattutto a casa: tante persone soffrono situazioni di solitudine.
L’attività dell’Unitalsi oggi è soprattutto questo mettersi accanto alla fragilità. Alle tante situazioni di malattie croniche in cui, ormai è assodato anche dal punto di vista scientifico, la cura attraverso le medicine non basta. La componente spirituale, l’accompagnamento nei bisogni dell’anima è fondamentale.

Per questo Chiara Spessi lancia un appello: «Ci rendiamo conto che Brugherio è una realtà in cui per fortuna oggi l’offerta di realtà associative è ancora molto alta rispetto ad altri posti. Ma ci piacerebbe che nel gruppo potessero entrare anche nuove persone e che tra questi ci fossero dei ragazzi».

E allora lo chiediamo a Maria perché un ragazzo oggi dovrebbe partecipare all’Unitalsi. Lei, con molta disciplina risponde schiettamente: «Chiunque voglia iniziare a venire deve prima fare esperienza. Poi deve chiedersi sinceramente se è questo che vuole fare veramente come volontariato. E allora impegnarsi, accompagnare gli ammalati e di parlare con loro».

Un pellegrinaggio del 1975

Il dono del mistero
Chiara dice senza esitazioni che è quel che si riceva senza dubbio superiore a quello che si dona. Ed è sul rapporto tra volontario ed ammalato che si gioca tutta l’esperienza. «Mi sono chiesta molte volte in tutti questi anni – rivela Maria Pessina – che cosa avessero nel cuore queste persone che andavamo a trovare. Quali fatiche, quali affanni avevano dentro. Non è infatti buona discrezione fare domande dirette. Molte volte non si può.
Ma mi sono trovata spesso a chiedermi che cosa pensassero di me, di noi che da sani andavano a trovare loro malati».
Un’altra caratteristica dell’Unitalsi è il non essere un gruppo “chiuso”: «vorremmo essere una garanzia – dice ancora la Spessi – di un’associazione a disposizione di tutti, pellegrini e ammalati».

E sottolinea che la prossima festa del 1 maggio è un momento per tutta la comunità.

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