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Ipotesi di ulteriori controlli, «ma un compostaggio senza odori non esiste»

Cronaca

Ipotesi di ulteriori controlli, «ma un compostaggio senza odori non esiste»

La riunione sul compostaggio che si è tenuta alla consulta sud

La teoria è che conoscere aiuta ad avere meno paure. La pratica si è tenuta mercoledì sera (confermando la teoria solo parzialmente), quando nella sede della Consulta Sud di via XXV Aprile i residenti del quartiere hanno incontrato, insieme al sindaco Marco Troiano e all’assessore Marco Magni, il responsabile operativo dell’impianto di compostaggio sulla via per Cernusco Daniele Milani.

«Nessuna nocività»
Una cinquantina i presenti: hanno avuto risposte chiare su domande che circolano da decenni. Chiare, ma non per questo soddisfacenti. Prima tra tutte: «Non è possibile che la creazione di compost sia inodore». L’ha confermato il tecnico, aggiungendo che «una cosa è la puzza, che cerchiamo di ridurre al minimo, ma per la quale ciascuno ha una diversa sensibilità. Altro è la nocività: possiamo garantire che non immettiamo nell’aria sostanze in percentuali dannose. Lo certifichiamo due volte l’anno con un laboratorio da noi incaricato e lo rileva Arpa nelle sue visite: quattro nel 2013».

Lavorazione di 90 giorni
Le operazioni che portano i rifiuti umidi (non quelli brugheresi, che sono spediti a un analogo impianto di Cambiago) a diventare compost durano circa 90 giorni, ha aggiunto Milani, «e vengono effettuate completamente al chiuso: siamo uno dei pochi impianti a farlo». Si inizia portando i rifiuti a 70 gradi per eliminare i batteri. Nelle biocelle (grandi tunnel di cemento armato) vengono poi ossigenati con getti d’aria e infine messi a riposare. Infine, setacciati con maglie larghe un centimetro per separare eventuali detriti come vetro e plastica. Dopo la verifica di 30 parametri, il compost è consegnato agli agricoltori per l’utilizzo come fertilizzante. «Il processo è del tutto naturale – ha aggiunto Milani – e dunque è inevitabile che produca odori». Così come è naturale il procedimento di filtrazione dell’aria. Posizionato sul tetto, consente il ricircolo dell’aria nell’impianto tre volte al giorno ed è costituito da «torri di filtraggio che abbattono polveri e ammoniaca» e da enormi vasche contenenti cippato di legno ricco di batteri che, in sintesi, contribuiscono a ridurre gli odori sgradevoli.

Territorio di Cologno
L’impianto è nato, insieme a diversi altri in Italia, su richiesta di un commissario straordinario. E il comune di Cologno Monzese accettò di costruirne uno sul proprio territorio. Già, perché l’area dove si trova l’impianto è situata tra Brugherio e Cernusco, appena dopo l’entrata della tangenziale Est. Ma è un lembo del comune di Cologno. «E allora mettiamo dei ventilatori che mandino la puzza ai colognesi», ha scherzato uno dei presenti. Ma la serata ha visto anche scaldarsi gli animi. Gli odori sono vissuti come un vero problema e sembra si sentano fino in via Marsala. «Se devo vendere casa e gli acquirenti potenziali vengono in un giorno di puzza cosa faccio?» si è chiesto un residente. «Chi costruì l’impianto (non è l’attuale gestore ndr) assicurò che sarebbe stato inodore: ci hanno raccontato falsità» ha aggiunto una signora. Il prossimo passo sarà la visita all’azienda di una delegazione di residenti. Su sollecitazione dei cittadini il Comune valuterà inoltre la possibilità, ha spiegato Troiano, «di commissionare a un laboratorio di propria scelta dei controlli da effettuare a sorpresa sulla qualità dell’aria che viene immessa nell’atmosfera dal sistema di filtraggio».

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