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4 milioni per il diritto di studiare. L’assessore Borsotti presenta il Piano scuola

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4 milioni per il diritto di studiare. L’assessore Borsotti presenta il Piano scuola

L’assessore all’istruzione Giovanna Borsotti

«Il Piano scuola 2013-2014 nasce sulla base del precedente documento. Ritoccato però secondo le esigenze e le indicazioni espresse dalle scuole della città». L’assessore all’istruzione Giovanna Borsotti descrive in questi termini il testo che definisce gli interventi comunali a supporto degli istituti scolastici.

Se infatti l’istruzione è a carico delle scuole, che la gestiscono con l’autonomia di cui godono nei confronti della politica locale, è invece compito del Comune garantire che ogni ragazzo possa godere del diritto allo studio. E che quindi non sia costretto a rinunciare alle lezioni perché ad esempio abita troppo lontano dall’istituto, oppure perché il costo della mensa è eccessivo per le finanze delle famiglie, o ancora perché le aule non sono agibili a causa della mancata manuntenzione.

Sono alcuni dei possibili problemi cui cerca di rispondere un testo che occupa 33 pagine (clicca qui per leggere il testo completo, dal sito del Comune di Brugherio). Alle quali si aggiunge un’appendice riservata alla tabella delle spese, dove si scopre che il Comune investe 4.287.385 euro nel Piano a fronte di entrate varie derivanti ad esempio da contributi regionali, ticket mensa e trasporti di appena 1.561.159 euro (clicca qui per leggere la tabella riassuntiva dei conti, dal sito del comune di Brugherio).

È grosso modo il 12,5% dell’intero budget annuale del Comune. «Si tratta di un’investimento intenso – precisa Borsotti – che ci riconoscono anche gli istituti. Le giunte che si sono succedute a Brugherio hanno peraltro sempre dedicato risorse importanti alle scuole».

Cosa hanno chiesto i dirigenti all’assessore, in vista della stesura del Piano? «Di rimpinguare la cifra inserita nell’area degli alunni con disabilità e di confermare “l’area unica”, vale a dire l’importo che assegniamo alle scuole e che può essere utilizzato per progetti individuati liberamente dall’istituto».

Una scelta che a prima vista contraddice il concetto “no voucher” caro alla giunta, che prevede accompagnamento invece che la semplice attribuzione di fondi? «Non credo – risponde l’assessore -. Innanzitutto perché l’utilizzo di questo denaro va rendicontato, non è che si assegnano e poi ce li si dimentica. In secondo luogo perché questa formula riconosce la progettualità delle scuole: ognuna, sul territorio, ha un’eccellenza che è giusto sostenere nella sua specificità, senza calare dall’alto un progetto magari meno condiviso». E infine «non ci preoccupa perché altri fondi sono invece vincolatissimi: quelli relativi alla disabilità, al successo formativo, all’integrazione, agli stranieri».

Il piano scuola, riconosce l’assessore, «deve molto ai documenti passati». Fin troppo, ritiene l’ex assessore Mariele Benzi. «Non intendo entrare nella polemica – è la risposta netta -. Quando lo presentò, io non ero consigliere comunale e dunque non ritengo di dover dichiarare nulla in merito né di dover rispondere a nome di altri».

Il prossimo piano, spiega la Borsotti, «sarà invece ben diverso. Ci stiamo ragionando già da ora, credo che a novembre inizierò anche incontri specifici in merito».

Tra le novità, prosegue, «sarà necessario un ripensamento dei trasporti e delle mense, capitoli di spesa che nonostante i ticket pagati dalle famiglie a parziale copertura comportano al Comune un esborso di 320mila euro l’anno».

E ancora «mi piacerebbe legare ulteriormente gli alunni con il territorio. Accompagnarli a conoscere la Biblioteca, l’incontragiovani. Non con semplici visite ovviamente, ma in modi innovativi. Accade già nel Piano attuale, ma si può fare di più».

Il prossimo Piano «sarà più snello, più leggibile, va ripensato perché in 4 anni è cambiata la società e sono cambiati gli interlocutori». E soprattutto «non sarà calato dall’alto, ma condiviso tra i diversi attori in gioco».

Nell’attuale piano non sono citati i centri estivi, né parrocchiali né comunali. Qualcuno l’ha letto come un segno di possibile interruzione dei contributi comunali. «Abbiamo scelto di non includerli tra gli elementi che garantiscono a un ragazzo di godere del diritto allo studio. Mi pare c’entrino poco. Ma ciò non vuol dire che li trascureremo, anzi. Saranno semplicemente inseriti in un altro progetto, con i relativi fondi».

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