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Imperato (ex assessore Pdl): «Questo non è il mio Pgt»

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Imperato (ex assessore Pdl): «Questo non è il mio Pgt»

«Questo Pgt non è il Piano di governo del territorio dell’assessore Imperato». Ora che il nuovo atto fondamentale dell’urbanistica cittadina è definitivamente in vigore (leggi qui l’articolo), l’ex assessore alla partita del Pdl tiene a togliersi alcuni sassolini dalle scarpe. Ma è anche disposto a rispondere alle domande di “Noi Bugherio” sulle ragioni che lo spinsero a dimettersi nel marzo del 2012, poche ore prima della caduta dell’amministrazione di centrodestra.

Enzo Imperato, si è detto più volte che il Pgt portato ad approvazione dal commissario ha preso le mosse dal documento su cui aveva lavorato lei da assessore, arrivando a presentarne pubblicamente gli indirizzi nel corso dell’estate 2011. Perché allora dice che questo non è il suo Pgt?

Perché io appunto ci avevo lavorato fino al punto di imprimere gli indirizzi. Ma mancavano ancora le scelte politiche, quelle che esprimono il progetto di città che si vuole promuovere; esattamente ciò che manca anche nel documento che ora è in vigore. Inoltre quasi tutte le osservazioni dei cittadini sono state respinte senza nemmeno prenderle in considerazione. Uno dei punti di debolezza è il Piano delle regole: ci sono normative troppo restrittive sulla qualità dell’abitare. Faccio un esempio: si limitano le superfici accessorie. Fuori dai termini tecnici vuol dire che si possono costruire con più difficoltà balconi, spazi verdi, aree gioco per i bambini: è assurdo. A Cernusco succede il contrario. Impedire superfici accessorie vuol anche dire che chi si costruisce la villetta di 100 metri quadri non può farsi la sua cantina sottostante. Ma poi manca un indirizzo per dotare la città di servizi e per affrontare i temi della viabilità e del lavoro. E poi, mi meraviglio che tecnici blasonati abbiano elaborato un Pgt già superato da alcune normative regionali e nazionali, quindi confuso, di difficile interpretazione e applicazione. Infine c’è la parte di Pgt che probabilmente ha provocato la caduta del centrodestra…

Ci spieghi, quali sarebbero, secondo lei, queste parti?

Le aree strategiche, come la porta Sud e Nord: si volevano aggiungere accanto ai servizi anche volumi abitativi…

E lei era contrario?

Per me non era neanche argomento di dibattito. Questa richiesta è arrivata ai tavoli di confronto politico all’ultimo momento, insieme alla pretesa di trasformare via Volontari del Sangue con aree che da pubbliche diventavano private. Secondo la mia posizione, invece, le aree pubbliche esse dovevano essere messe a bando e andare al migliore offerente. Questo è fare interesse pubblico.

Dimettendosi, lei parlò proprio di un prevalere di interessi privati su quelli pubblici nell’amministrazione di centrodestra. Ma non ha mai spiegato a cosa si riferisse. Forse sarebbe suo dovere chiarire…

Non parlavo di qualcuno che si sia intascato denaro. Parlavo del modo con cui si gestiva l’amministrazione: non per il bene dei cittadini, per migliorare l’erogazione di servizi pubblici, ma per aumentare il consenso politico. Si asfaltavano decine di strade per far vedere alla gente che la giunta lavorava, senza preoccuparsi che il lavoro fosse fatto bene. O non si affrontava il problema della piscina comunale in modo radicale. Per paura di interrompere il servizio per un breve periodo si è arrivati invece al disastro finale. Aggravandolo con un secondo affidamento ad un’azienda che non era tra quelle che erano state interpellate. Siamo andati a prenderli a Verona, guarda caso. Lavorare solo per prendere voti al prossimo turno elettorale, secondo me, è fare interesse privato gestendo la cosa pubblica. Io invece ho combattuto con i costruttori per ottenere il massimo nell’operazione Rista-Bettolino: so bene che adesso loro non mi possono vedere. Ma io ho fatto l’interesse dei cittadini.

Parla come se volesse ricandidarsi? Lo farà? Con chi?

Vorrei valutare un proposta politica coraggiosa. Il centrodestra deve trovare un candidato credibile. Non quelli che circolano in queste settimane.

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