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Candy taglia 150 operai. Tensione tra i lavoratori

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Candy taglia 150 operai. Tensione tra i lavoratori

CandyÈ ufficiale: alla Candy sono a rischio 150 posti di lavoro. La conferma alle indiscrezioni in circolazione da qualche settimana (Noi Brugherio ne aveva parlato qui) è arrivata direttamente da Aldo Fumagalli, presidente del colosso degli elettrodomestici con sede a Brugherio. Il rappresentante della famiglia proprietaria venerdì 8 marzo ha incontrato il Coordinamento sindacale e ha annunciato che i piani aziendali prevedono di ridurre a 450 mila pezzi l’anno la produzione dello stabilimento di via Monza. Un numero di lavatrici che richiederà mano operai e quindi l’esubero di 150 persone.
Lunedì scorso i rappresentanti sindacali hanno presentato la situazione ai lavoratori durante un’assemblea convocata nonostante si trattasse di una giornata di cassintegrazione (nella quale cioè gli operai dovevano rimanere a casa). «C’è molta preoccupazione e anche nervosismo tra i colleghi» spiega Paolo Mancini, membro della Rsu aziendale di Brugherio (in quota Cgil) e del Coordinamento sindacale. «Veniamo da mesi di stipendio ridotto per via della “cassa” e ci sono famiglie che non riescono a pagare più il mutuo. Ora per alcuni di loro la prospettiva è quella del licenziamento. Se non ci saranno risposte dall’azienda non sarà facile evitare forme di protesta».

Intanto mercoledì l’allarme occupazione in Candy è arrivato anche in Provincia. I sindacati hanno ottenuto un incontro con il presidente Dario Allevi (Pdl), al quale hanno partecipato anche rappresentanti della dirigenza aziendale e il commissario straordinario del Comune di Brugherio Maria Carmela Nuzzi. «Siamo soddisfatti per l’attenzione avuta dalle istituzioni e dal presidente Allevi. Gli abbiamo chiesto di fare pressione sulla proprietà perché sia salvaguardata la produzione sul territorio brianzolo» dichiara Mancini. «La famiglia Fumagalli, che a parole insiste continuamente sul legame con il territorio, deve dimostrarlo anche con i fatti. Il vero legame è dare occupazione, non solo sponsorizzare squadre sportive…». Mancini, dal canto suo, ha pronta una controproposta ai vertici aziendali: «Prima di tutto deve essere garantita una produzione di almeno 500.000 pezzi, non 450. In secondo luogo chiediamo che la produzione nel nostro stabilimento sia agganciata ai dati sulla vendita di elettrodomestici in Europa. Se cresce dell’1%, in proporzione deve crescere il numero di lavatrici prodotte da noi. A queste due condizioni noi siamo pronti a parlare di produttività; di “olio di gomito”, come dice Fumagalli; di contratti di solidarietà per gli esuberi…». Intanto per lunedì 18 marzo è convocata una nuova assemblea dei lavoratori e non si può escludere qualche forma pubblica di protesta.

Box
Candy produce in Italia in due stabilimenti: a Brugherio, sede storica del gruppo e alla Bessel di Santa Maria Hoè, nel Lecchese. A Brugherio le linee produttive sfornano lavatrici a carica frontale di categoria medio-alta. Nel 2007, secondo fonti sindacali, la produzione nella nostra città aveva toccato gli 800.000 pezzi, calati a 650.000 nel 2009 e attualmente a 450/500mila. Il netto rallentamento della catena di montaggio ha comportato mesi di cassintegrazione (per gli operai, ma in parte anche per gli impiegati), che prosegue tutt’ora. Candy ha recentemente aperto un sito produttivo in Cina, “gemello” di quello di Brugherio, dove attualmente si produce per l’emergente mercato orienale ma in parte anche per l’Europa.

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